Alabarde spaziali – Storie di fantascienza a est #01

INCONTRO di Lorenzo Davia

Cari amici del TS+FF, nel nostro eremo marziano i maxischermi sono spenti e da qui non si vede un raggio fotonico fino ai bastioni di Orione. Ma noi non demordiamo e, in attesa del prossimo Festival, abbiamo pensato di proporvi tanta altra fantascienza per tenervi compagnia in queste giornate casalinghe.

Trieste è una città che, oltre al cinema, ha una solida tradizione nella narrativa di genere. Qui sono nate importanti riviste come Il Re in Giallo, Terzo pianeta, Fantastique e Continuum, e qui abbiamo da sempre un sacco di bravi narratori che scrivono storie ai confini della Galassia.

Non li nominiamo perché alcuni di loro li ritroverete in questa rubrica: un appuntamentamento nel quale i nostri scrittori vi intratterranno con alcuni racconti del vostro genere preferito. Speriamo vi divertano.
Restante con noi… Si parte!

Roberto Furlani


INCONTRO 
di Lorenzo Davia

– Lei è un amico del festeggiato?
Sobbalzo alla domanda della ragazza. È in piedi di fronte a me e mi guarda incuriosita.
– Scusi, non volevo spaventarla. Solo che… ha sentito parlare del mutaforma che è fuggito dal laboratorio?
– Sì, perché? – Scoppio a ridere. – Pensava che fossi io?
La ragazza sorride, si rende conto di star per dire una sciocchezza.
– Ho pensato: se fossi la creatura, appena fuggita mi trasformerei in un umano e mi nasconderei in bella vista. In un luogo piego di persone.
Fa un gesto della mano per indicare il soggiorno affollato.
– Come una festa di compleanno? – Concludo io. Mi alzo e mi presento. – Sono un collega di lavoro.
– Le sarà sembrata un’idea stupida da parte mia – si scusa lei. – Ma non trova che sia una cosa eccitante? Incontrare una creatura aliena!
– Dicono che uccida le persone.
– Secondo me non vuole uccidere. Penso che stia cercando di comunicare in qualche modo alieno, e il nostro corpo umano non resiste alla sua forma di telepatia. Lei cosa ne pensa?
– Dicono che si nutra di sale.
– L’acqua salata è un buon conduttore. Penso che le serva per stabilire il contatto con noi esseri umani.
– O per succhiarci via meglio l’energia vitale.
Scoppiamo a ridere entrambi. La ragazza mi sembra delusa. Sollevo il telefonino.
– Se le interessa, adesso stanno postando che la creatura è stata avvistata nella zona dei magazzini abbandonati del porto. Non è lontano da qui.
La ragazza sgrana gli occhi.
– Davvero? Si immagina? Essere lì ed entrare in contatto con quella mente aliena. Scusi ancora se l’ho disturbata, adesso devo scappare. Arrivederci.
La ragazza prende la sua borsetta, saluta alcuni ospiti ed esce.
Mi avvicino all’angolo bar. C’è un’ampia selezione di alcolici. Gli occhi mi cadono sulla boccettina del sale.
Sghignazzo.

 

Lorenzo Davia (Trieste, 1981) è ingegnere, giramondo e topo di biblioteca. Suoi racconti sono apparsi in varie antologie. Il suo racconto “Ascensione Negata” è arrivato secondo classificato alla prima edizione del Premio Urania Shorts, mentre il suo “Umuntu Umuntu Ngabantu” è arrivato terzo al concorso letterario di racconti di Fantascienza LGBTQI del 2017. Nel 2019 Davia ha vinto il Premio Viviani con il racconto “Il tempo che occorre a una lacrima per scendere”. Ha creato con Alessandro Forlani il progetto di scrittura condivisa “Crypt Marauder Chronicles”, la cui antologia Thanatolia è arrivata finalista al Premio Vegetti. Ha scritto le storie della Fata Mysella pubblicate in “New Camelot” e “Le Avventure della Fata Mysella”. Assieme al Collettivo Italiano di Fantascienza ha pubblicato l’antologia “Atterraggio in Italia”.

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Alabarde spaziali – Storie di fantascienza a est #02