Phil Tippett

Premio Urania d’argento alla carriera 2019

Ci sono due nomi che spiccano nella storia della stop-motion e dei creature effects: Ray Harryhausen e Phil Tippett. Entrambi si sono trovati catapultati in un vortice immaginifico quando hanno scoperto il King Kong del 1933, che li ha persuasi a proseguire lungo il cammino intrapreso da Willis H. O’Brien e a raffinarne la tecnica. Naturalmente Phil è stato fortemente influenzato da Ray, con cui condivideva la passione per i dinosauri e i mondi isolati, ma ha comunque sviluppato un suo stile e delle tematiche legate a sue ossessioni personali. Attraverso l’obiettivo di George Lucas, Steven Spielberg e Paul Verhoeven, Phil Tippett ha generato un bestiario ultraterreno ma molto coeso, pieno di mammiferi bipedi, insetti giganti o robot psicotici, che porta, indelebilmente, la sua firma.

Le pulsioni di Phil si riflettono esplicitamente nel modo in cui queste creature agiscono sullo schermo. Le sue sono immagini ammalianti che hanno più volte, e definitivamente, modificato l’immaginario collettivo: oggi, sappiamo come si muovevano i dinosauri perché è così che li hanno animati Phil e il suo team in Jurassic Park. E pensiamo che la gente vedrà il mondo in maniera ancora diversa dopo aver visionato il suo Mad God.

[…] Cresciuto in un periodo in cui la sospensione dell’incredulità era necessaria per sentirsi emozionalmente coinvolti in un lavoro di fantasia, Phil è stato costretto ad abbandonare sentieri battuti per adattarsi agli strumenti dell’era digitale e dare così vita ai dinosauri di Jurassic Park. Le immagini cosiddette “fotorealistiche” hanno geneticamente modificato gli stessi spettatori: dopo quanto aveva fatto Spielberg, gli spettatori chiedevano a gran voce una sorta di perfezione visiva. Fra i pochi film che sono riusciti a raggiungere quel livello di aspettativa c’è di certo Starship Troopers, per il quale Phil ha supervisionato la realizzazione delle orde di insetti giganti. Naturalmente, la straordinaria allegoria politica di Verhoeven resta un gioiello di tecnica anche a ventidue anni dalla sua uscita, ma quello che ha fatto la differenza è la personalità che Phil ha infuso in ciascuno di quegli insetti, guidando in maniera certosina il gruppo di animatori giorno dopo giorno. La magia che quelle creature emanano non viene dal computer, ma dallo stesso genio che ci ha dato i Tauntaun de L’impero colpisce ancora, il Rancor de Il ritorno dello Jedi, o il Vermithrax Pejor de Il drago del lago di fuoco. La migliore descrizione è quella del suo amico Dennis Muren: “Phil sa davvero ‘sentire’ il lavoro, non analizzarlo: questa è la differenza fra uno scienziato e un artista.”

di Alexandre Poncet & Gilles Penso

TS+FF Guests of Honor