Neil Marshall

Premio Asteroide d’oro 2022

L’Asteroide d’argento, premio alla carriera del Trieste Science+Fiction, viene assegnato quest’anno allo scrittore, produttore e regista britannico Neil Marshall.
Nato a Newcastle, il multi-talentuoso Marshall ha inaugurato il nuovo millennio con il suo rivoluzionario film d’esordio, Dog Soldiers (2002) ed ha poi continuato ad entusiasmare il pubblico di tutto il mondo con i successivi The Descent – Discesa nelle tenebre (2005), Doomsday – Il giorno del giudizio (2008) e Centurion (2010). Dopo essere passato a produzioni televisive di prim’ordine quali Black Sails, Timeless, Westworld, Lost in Space e Game of Thrones, che gli è valsa la nomination agli Emmy, Marshall è tornato potentemente al grande schermo con Hellboy (2019), The Reckoning (2020) e la sua ultima fatica, l’avventuroso action-packed, fantascientifico The Lair (2022).
Il Trieste Science+Fiction ha l’enorme piacere di presentare in questa edizione una Master Class retrospettiva su Dog Soldiers e la prima italiana di The Lair, capisaldi di una impressionante carriera nel genere fantastico. Così mi descrive la genesi di questi suoi capolavori in programma: “La mia carriera mainstream nasce dal mio desiderio di realizzare un film sui licantropi che non fosse attaccabile da nessun punto di vista. Ovvio che adorassi Un lupo mannaro americano a Londra (1981): divertente, spaventoso, con una delle migliori scene di trasformazione in assoluto di tutto il cinema di genere! Nonostante questo, il lupo mannaro in sé non è niente di eccezionale. Un altro esempio è L’ululato (1981). Qui, i licantropi sono spettacolari, peccato che non vengano quasi mai inquadrati! Volevo riequilibrare il tutto con una mia versione del licantropico Zulu (1964). Mi sono innamorato delle Highlands scozzesi perché ci andavo in vacanza con la mia famiglia. Sono zone piene di bellezza e terrore, specialmente in giornate sovrannaturalmente buie e tempestose. Una location climaticamente perfetta per creature selvagge e feroci in agguato nell’ombra. Ironia della sorte, abbiamo finito col girare in Lussemburgo… Dog Soldiers non è un film su povere anime condannate a trasformarsi da umani in lupi nelle notti maledette di luna piena, ma piuttosto un film su bestie feroci e perverse votate ad uccidere e divorare esseri umani costi quel che costi, vulnerabili soltanto all’argento. E non si muovono in un contesto fantastico, rappresentano soltanto un altro nemico da affrontare per il plotone di reclute, alla stregua di nazisti o terroristi. Un elemento che ha giocato a favore del successo del film. Una solida ambientazione delle scene di combattimento fa sì che gli elementi fantastici rimangano anch’essi estremamente realistici. Difficile che venga meno la credibilità con una struttura così forte”.
A vent’anni di distanza, Marshall continua a seguire questa regola di genere auto-imposta. The Lair corre ancora sulla stessa linea ed intensità dei suoi primi lavori, senza dimenticare le copiose quantità di sangue, viscere e azione incessante da parte delle creature.
“Dopo il mio film sulla stregoneria,The Reckoning, avevo voglia di tornare potentemente sulla scena di genere con un vero film di mostri: parte Alien, parte Predator, parte Dog Soldiers. L’ho definito un incontro fra Quella sporca dozzina e La cosa perché ci sono battaglie potenti, esplosioni emozionanti, caos mutante e brividi da fiato sospeso. Kate Sinclair, la pilota militare al centro dell’azione, è una vera e propria eroina alla Ripley con in più una spruzzata di Sarah Connor. Altro elemento chiave è lo scontro culturale tra i soldati americani costretti ad esplorare questa Roswell russa e il contingente britannico che fa loro da spalla quando scoprono il laboratorio bunker dove si testa il DNA alieno.
Sono sempre stato un fan appassionato del classico sulla seconda guerra mondiale Dove osano le aquile (1968) e dell’irrequieta dinamica che nasce dal fantastico e potente mix fra lo yankee di Clint Eastwood e lo spocchioso aristocratico interpretato da Richard Burton. Un gran peccato che i film di oggi approfittino raramente di questa componente che definirei magica. Il contrasto fra l’eroe d’azione Eastwood e il mattatore Burton, orgoglio del palcoscenico in patria, è intrattenimento puro per quel che mi riguarda. Inoltre, mio padre era un veterano della seconda guerra mondiale e volevo rendere omaggio alle storie che mi raccontava sulle sue esperienze di combattimento al fianco dell’esercito americano”.
Marshall ha girato The Lair a Budapest, dove aveva già familiarizzato con l’infrastruttura creativa realizzando The Reckoning. Lavorare di giorno sotto il sole cocente avendo a disposizione solo sette ore di oscurità si è rivelato una vera sfida:
“Non avevamo tempo da dedicare alle prove, girare le scene d’azione di giorno era escluso e avevamo a disposizione soltanto un costume da alieno. Ma il cast e la troupe hanno lavorato incessantemente durante quei 25 giorni per dar vita all’ambientazione dell’Afghanistan e le emozionanti battaglie con le creature sono state realizzate con vecchi trucchi di macchina, fumo, specchi e molta creatività. Ho trovato straordinario il fatto che The Reckoning, un film sull’Inghilterra ai tempi della peste, sia uscito nelle sale in piena pandemia. The Lair è stato girato mentre in Afghanistan scoppiava la guerra civile e montato mentre la Russia invadeva l’Ucraina. Mentre montavo Dog Soldiers ci fu l’attacco alle Torri gemelle dell’11 settembre. Mi sa che devo stare molto attento a scegliere le tempistiche per il mio prossimo progetto! Credo si possa dire che The Lair sia spiritualmente connesso a Dog Soldiers, ma molto è cambiato a livello globale negli ultimi vent’anni e ho voluto portare quegli elementi eclettici dentro la storia.
The Lair è certamente più sofisticato di Dog Soldiers, per quanto parte del fascino di quest’ultimo stia proprio in questo, dato che è stato girato in 16mm. La grana è grossa ed io stavo imparando il mestiere di regista man mano che le riprese andavano avanti. Il budget dell’ultimo film non è tanto più alto di quello del primo, la differenza maggiore sta nel fatto che io sono diventato molto più esperto e che le tecnologie si sono sviluppate enormemente da allora. Questo fa del mio ultimo film un’esperienza visiva molto più fantasmagorica”.
Il pubblico del Trieste Science+Fiction potrà giudicare da sé quando entrambi questi capolavori verranno proiettati in sala al festival di quest’anno, dimostrando pienamente
quanto l’industria del cinema fantastico sia in debito con Neil Marshall, il suo giudizio infallibile e il suo genio visionario.
Una curiosità: come critico che scriveva per le prestigiose riviste ‘Cinefantastique’, ‘Fangoria’ e ‘Starburst’ fui tra i primi a vedere Dog Soldiers e venni a sapere che la distribuzione americana aveva in mente di cambiare il titolo in Night of the Werevolves (La notte dei lupi mannari). Scrissi loro una lettera in cui essenzialmente dicevo quanto secondo me fosse insensato scegliere un titolo così generico, dando l’idea che si trattasse di uno di quei film-spazzatura che escono direttamente in video. Fortunatamente mi ascoltarono e Marshall me ne è eternamente grato da allora.

di Alan Jones

TS+FF Guests of Honor