Il Festival del Film di Fantascienza è stato la prima manifestazione cinematografica di rilevanza internazionale del Friuli Venezia Giulia. Fu fondato nel 1963 (esattamente nell’anno in cui nasceva la Regione Autonoma FVG) da un gruppo di giornalisti e critici, scrittori ed esperti della materia provenienti in parte dall’esperienza della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e in parte dal settore della stampa del capoluogo giuliano.
La base logistica del Festival, iniziativa con valenza culturale e turistica a cadenza annuale, con un programma di otto-nove serate consecutive nell’arco del mese di luglio, era il Castello di San Giusto: centro in quegli anni della vita culturale triestina anche con un cartellone di attività teatrali e rappresentazioni di spettacoli di lirica e operetta, il Cortile delle Milizie veniva trasformato in una grande arena cinematografica all’aperto, con uno schermo gigante e capacità di ospitare più di mille spettatori.
Il Festival della Fantascienza si affermò immediatamente come una delle manifestazioni più seguite dal pubblico triestino, guadagnandosi fra i numerosissimi fans e cultori del genere una fama e una notorietà che andavano ampiamente al di là dei confini locali, come dimostrato dalle corpose rassegne stampa e dai carteggi ufficiali archiviati nella documentazione storica del Festival.

I motivi che spinsero gli ideatori a pensare a Trieste come alla città più adatta ad ospitare la manifestazione sono certamente numerosi. Da un lato va considerata la ricca tradizione cinematografica del capoluogo giuliano, che aveva dato i natali a critici come Cosulich, Kezich e Ranieri, animatori negli anni ‘50 di una sezione cinema per il Circolo della Cultura e delle Arti. Trieste era inoltre collegata con gli Stati Uniti, e quindi idealmente con le forme di cultura più popolari nei paesi anglosassoni, nel cinema come nella musica e nelle altre arti, non soltanto a causa della presenza decennale del Governo Militare Alleato e per la sussistenza di un importante Consolato degli Stati Uniti d’America (fu il secondo in Europa, inaugurato nel lontano 1797), ma anche per le reti di trasporto diretto via nave fra il suo porto e New York, con i transatlantici Saturnia e Vulcania. Allo stesso modo, vanno esaminati elementi come la posizione e le radici mitteleuropee dell’ex-porto dell’Impero Austro-Ungarico, vantaggi non indifferenti rispetto al fatto che gran parte delle produzioni cinematografiche da esibire al Festival dovevano provenire dai paesi dell’Europa dell’Est e dall’URSS. Infine, Trieste andava già allora sviluppando un progetto di “città della scienza”, con l’istituzione nel 1961 del Comitato Cittadino per la candidatura a sede del Centro Internazionale di Fisica dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA), che avrebbe portato nel 1964 alla nascita del Centro Internazionale di Fisica Teorica (ICTP); sempre nel 1964 avrebbe ricevuto nuovo slancio anche il locale Osservatorio Astronomico, che alla fine dell’Ottocento aveva trovato sede fra il colle di San Giusto e quello di San Vito; e ancora negli anni ‘60 iniziarono le trattative con il CERN di Ginevra per realizzare una macchina di luce al sincrotrone, poi concretizzatasi nel progetto Elettra all’interno del polo Area Science Park; la maggior parte degli altri istituti internazionali di ricerca del “Sistema Trieste” sarebbero cresciuti negli anni ’70 e ’80 su queste stesse radici.
Attraverso una doppia formula a concorso, che includeva nel programma film lungometraggi in corsa per il premio Asteroide d’Oro (inizialmente intitolato Astronave d’Oro, firmato nelle prime edizioni dallo scultore Marcello Mascherini e in seguito da Nino Perizi) e cortometraggi, documentari, filmati di animazione in gara per il Sigillo d’oro della città di Trieste, il Festival della Fantascienza riuscì a costruire nell’arco di venti edizioni un palinsesto che mescolava più o meno consapevolmente cinema alto e basso, proponendo in anteprima al suo pubblico pellicole che forse non saranno annoverate tra i capolavori assoluti del genere, ma sono senza dubbio esemplari di una vasta produzione eterogenea, innovativa e originale proveniente dai più vari paesi del mondo. Scorrendo i cataloghi, fra le pellicole premiate e non, si evidenziano titoli come Der Schweigende Stern (1960) di Kurt Maetzig, Ikarie XB 1 (1963) di Jindřich Polák, La Jetée (1962) di Chris Marker, The Man with X-Ray Eyes (1963) di Roger Corman, Matango (1964) di Ishirô Honda, The Damned (1963) di Joseph Losey, Alphaville (1965) di Jean-Luc Godard, I criminali della Galassia (1965) di Antonio Margheriti, Faust XX (1966) di Ion Popescu-Gopo, Sedmi Kontinent (1966) di Dusan Vukotic, The Sorcerers (1967) di Michael Reeves, Gladiatorerna (1969) di Peter Watkins, Malpertuis (1971) di Harry Kümel, Silent Running (1972) di Douglas Trumbull, Schlock (1973) di John Landis, Sanatorium pod Klepsydra (1973) di Wojciech Has, The Crazies (1973) di George Romero, Dark Star (1974) di John Carpenter, Phase IV (1974) di Saul Bass, Death Race 2000 (1975) di Paul Bartel, Izbavitelj (1976) di Kstro Papić, Operation Ganymed (1977) di Rainer Erle, Test Pilota Pirx (1979) di Marek Piestrak, La mort en direct (1980) di Bertrand Tavernier, Possession (1981) di Andrzej Zulawski, Malevil (1981) di Christian de Chalonge, The Survivor (1981) di David Hemmings…
Altrettanto prezioso fu il lavoro svolto dalla direzione del Festival attraverso le rassegne retrospettive; per citarne alcune fra le più importanti, La fantascienza cinematografica in collaborazione con la Cinémathèque Française (1964); Alcuni archetipi del cinema di fantascienza (1968) con il British Film Institute, la personale Roger Corman (1969), ll surrealismo nel cinema con la Cineteca Nazionale (1971), e soprattutto tre rassegne che hanno fatto storia, curate da La Cappella Underground, Fant’Italia (1976), Fant’America 1: Tod Browning e Lon Chaney (1977) e Fant’America 2: Serials (1978).

Infine, le manifestazioni collaterali del Festival costituivano una parte non indifferente del programma complessivo, includendo mostre di libri e periodici, esibizioni di carattere artistico, tavole rotonde e conferenze stampa dei principali esponenti del settore, non solo del versante cinematografico ma anche di quello letterario. Un sommario elenco dei principali ospiti presenti alle venti edizioni non può trascurare i nomi degli scrittori Brian Aldiss, James Blish, John Brummer, Arthur C. Clarke, Harry Harrison, Frederik Pohl; i saggisti Kingsley Amis, Jacques Bergier, Umberto Eco, Goffredo Fofi; i registi Alessandro Blasetti, Roger Corman, Riccardo Freda, Antonio Margheriti, Mario Soldati, Bertrand Tavernier.
Il Festival proseguì la sua parabola nell’arco di venti edizioni, fino al 1982. Quali furono le cause della sua ingloriosa fine è un interrogativo che il pubblico e gli addetti ai lavori si pongono fin da quella data. Fu solo nell’anno 2000 che l’esperienza del Festival, sotto la sigla “Science+Fiction”, fu recuperata e restituita a nuova vita, come nel mito antico della Fenice o in quello del “moderno Prometeo”, in una dimensione internazionale popolata ormai da numerosi cinefestival votati ai mondi del fantastico.
Questa però è un’altra storia, proiettata tutt’oggi verso l’universo del futuro.

di Daniele Terzoli

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