{"id":6036,"date":"2015-04-29T20:08:32","date_gmt":"2015-04-29T18:08:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.sciencefictionfestival.org\/?p=6036"},"modified":"2022-01-27T12:43:37","modified_gmt":"2022-01-27T11:43:37","slug":"age-of-ultron-the-dark-side-of-the-avengers","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sciencefictionfestival.org\/en\/age-of-ultron-the-dark-side-of-the-avengers\/","title":{"rendered":"Age of Ultron: the Dark Side of the Avengers"},"content":{"rendered":"<h5><span style=\"font-family: Helvetica;\"><span style=\"font-size: 12pt;\">La consapevolezza del supereroe<br \/>\n<\/span><strong><span style=\"font-size: 12pt;\">di Marco Catenacci<\/span><\/strong><\/span><\/h5>\n<p><span style=\"font-family: Helvetica; font-size: 12pt;\">Ebbene si, anche i supereroi hanno <span style=\"color: #d7b03c;\">paura<\/span>. Paura di morire, paura di non farcela, paura di non essere pi\u00f9 all\u2019altezza. Paura di non riuscire a domare il Male, di non servire pi\u00f9 a nulla. Paura <span style=\"color: #000000;\">di<\/span> essere diventati, tutto ad un tratto, <span style=\"color: #d7b03c;\">impotenti<\/span>. L\u2019elemento pi\u00f9 importante di questo nuovo capitolo dell\u2019universo Marvel, \u00e8 quello di aver portato la figura del supereroe ad un diverso livello di <span style=\"color: #d7b03c;\">consapevolezza<\/span> (di s\u00e9, degli altri, del proprio ruolo). Una consapevolezza, che se nel primo <em>The Avengers<\/em> serviva soprattutto a creare situazioni di una comicit\u00e0 brillante e genuina, qui si fa pi\u00f9 interiore ed intimista, cupa e a tratti quasi apocalittica. <!--more--><\/span><\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-6038\" src=\"http:\/\/127.0.0.1\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/120-1024x426.jpg\" alt=\"1\" width=\"940\" height=\"391\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Helvetica; font-size: 12pt;\">Nel 2012 ci si poteva ancora permettere di scherzare con il super cattivo di turno, si poteva ironizzare sulla sua inevitabile sconfitta, si poteva ridere mentre lo si prendeva a pugni o lo si sballottava di qua e di l\u00e0, in nome di una vittoria del Bene mai messa in discussione (perch\u00e9 scritta all\u2019interno delle regole stesse del <span style=\"color: #d7b03c;\">genere<\/span> e <span style=\"color: #d7b03c;\">dell\u2019universo<\/span> di riferimento). Oggi, tre anni dopo, i tempi sono cambiati. I tempi esterni al cinema, certo (la costante percezione di un mondo che sta sprofondando nel caos), ma anche i tempi e <span style=\"color: #d7b03c;\">l\u2019immaginario<\/span> prettamente cinematografico. Pochi mesi dopo l\u2019uscita del primo The Avengers, il terzo capitolo della saga dedicata al <span style=\"color: #d7b03c;\">Cavaliere Oscuro<\/span> (The Dark Knight Rises, 2012) di Christopher Nolan, si era spinto talmente tanto in l\u00e0 da riuscire a mettere in scena<span style=\"color: #d7b03c;\"> la morte del supereroe<\/span>, inteso come <span style=\"color: #000000;\">maschera<\/span> e <span style=\"color: #d7b03c;\">simbolo<\/span> protettore. In quel film il Male era diventato cos\u00ec imponente, che per sconfiggerlo si era reso necessario il sacrificio supremo. Male e Bene avevano raggiunto <span style=\"color: #d7b03c;\">lo stesso livello<\/span> e la guerra per il futuro del mondo non poteva che concludersi con la distruzione di entrambe le forze in gioco. Certo, Batman appartiene a tutt\u2019altro universo, per certi versi opposto a quello degli Avengers.<\/span><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-6041\" src=\"http:\/\/127.0.0.1\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/71-1024x426.jpg\" alt=\"7\" width=\"940\" height=\"391\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Helvetica; font-size: 12pt;\">Il mondo della DC \u00e8 cupo e oscuro almeno quanto quello Marvel \u00e8 (era?) divertente e spensierato, ma il successo e la portata della trilogia di Nolan hanno fatto si che il Cavaliere Oscuro diventasse immediatamente il nuovo <span style=\"color: #d7b03c;\">termine di paragone<\/span> per tutto il cinema dei supereroi. La conclusione della saga su Batman, assieme all\u2019inedito livello di <span style=\"color: #d7b03c;\">consapevolezza<\/span> e <span style=\"color: #d7b03c;\">brillante profondit\u00e0<\/span> raggiunto con il primo film dedicato agli Avengers, hanno fatto in modo che la cosiddetta \u201cFase Due\u201d del Marvel Cinematic Universe, fosse permeata, a tratti, di una seriet\u00e0 e di una cupezza che non si erano mai viste in quel mondo (eccezion fatta per I Guardiani della Galassia di James Gunn, capitolo momentaneamente a parte in questa avventura). Esemplari in questo senso, sono Iron Man 3 (2013, il primo film della \u201cFase Due\u201d) e soprattutto Captain America: The Winter Soldier (2014), nei quali, a ben vedere, viene messo in scena un processo di \u201cmorte del supereroe\u201d (inteso ancora come <span style=\"color: #d7b03c;\">simbolo<\/span>) simile a quello costruito da Nolan, anche se privo della sua portata tragica e melodrammatica. In Iron Man 3 si continua ad insistere sulla <span style=\"color: #d7b03c;\">crisi interiore<\/span> dell\u2019eroe, sullo stress post traumatico causato dagli eventi di New York narrati in The Avengers, che cela di fatto la sua paura di non essere pi\u00f9 all\u2019altezza della situazione. Nel finale infatti, si arriva <span style=\"color: #d7b03c;\">all\u2019autodistruzione<\/span> di tutte le armature (il simbolo), in un pirotecnico festeggiamento per la vittoria, salvo poi, in ultima battuta (e proprio sulle macerie di quella che era stata la sua casa\/laboratorio), rivendicare il proprio (super)ruolo: <span style=\"color: #d7b03c;\">\u201cIo sono Iron Man\u201d<\/span>. Una morte (apparente) che porta ad una <span style=\"color: #d7b03c;\">rinascita<\/span>.<\/span><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-6042\" src=\"http:\/\/127.0.0.1\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/36-1024x426.jpg\" alt=\"3\" width=\"940\" height=\"391\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Helvetica; font-size: 12pt;\">Di ben altro spessore invece la morte messa in scena in Captain America: The Winter Soldier (il migliore e <span style=\"color: #d7b03c;\">pi\u00f9 cupo<\/span> dei film dedicati ai singoli supereroi di questo universo), che passa attraverso pi\u00f9 momenti significativi: il primo \u00e8 il dettaglio dello <span style=\"color: #d7b03c;\">scudo<\/span> (oggetto\/simbolo chiave della figura del supereroe in questione) lasciato cadere dall\u2019Helicarrier durante il combattimento con il <span style=\"color: #d7b03c;\">Soldato d\u2019Inverno<\/span>. Capitan America, proprio durante lo scontro finale, sembra arrendersi, si rifiuta di combattere contro il suo ex amico (ora trasformato dall\u2019Hydra nel Soldato d\u2019Inverno) e, dopo essersi <span style=\"color: #d7b03c;\">tolto la maschera<\/span>, rinuncia in un solo gesto alla sua arma, alla sua difesa e a parte del suo simbolo. Si lascia picchiare fin quasi a perdere i sensi, e l\u2019enfasi data dal ralenti sul corpo del supereroe martoriato che cade dal mezzo volante dona alla sequenza una <span style=\"color: #d7b03c;\">tragicit\u00e0<\/span> spesso estranea a questo universo. Tragicit\u00e0 che in questo senso prelude ad un altro momento significativo, ovvero il <span style=\"color: #d7b03c;\">congedo<\/span> del supereroe dal film. Capitan America (il simbolo, il <span style=\"color: #d7b03c;\">supereroe<\/span>) viene salvato dal Soldato d\u2019Inverno e abbandonato privo di sensi su una spiaggia, con il costume distrutto e visibili ferite sul corpo. L\u2019ultima immagine del supereroe che il film ci concede \u00e8 quella di un <span style=\"color: #d7b03c;\">corpo abbandonato in riva al mare<\/span>. La sequenza finale ci mostra che Steve Rogers \u00e8 vivo, ma mostra l\u2019uomo.<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-6040\" src=\"http:\/\/127.0.0.1\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/53-1024x682.jpg\" alt=\"5\" width=\"940\" height=\"626\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Helvetica; font-size: 12pt;\">Il simbolo, il costume (metaforicamente, il <span style=\"color: #d7b03c;\">supereroe<\/span>) \u00e8 rimasto esanime sulla spiaggia. \u00c8 un congedo che nulla ha a che vedere con le trionfanti e spensierate conclusioni dei precedenti film della Marvel e che prelude al tono molto pi\u00f9 opprimente di questo nuovo cross over dedicato agli Avengers, che inserisce questo <span style=\"color: #d7b03c;\">processo di morte<\/span> subito all\u2019inizio del film, come elemento portante sul quale costruire l\u2019intera vicenda. Nella visione generata dalla gemella Maximoff, <span style=\"color: #d7b03c;\">Iron Man<\/span> (guarda caso, come si \u00e8 visto sopra, il primo degli Avengers ad aver accusato una crisi interiore e ad essersi interrogato sul proprio ruolo) vede la morte dei supereroi. La morte dei Vendicatori, <span style=\"color: #d7b03c;\">la morte del simbolo<\/span>, la fine di un universo. \u00c8 una visione che anticipa tutto il peso tragico del film e che pare rappresentare l\u2019opprimente <span style=\"color: #d7b03c;\">senso di responsabilit\u00e0<\/span> che attanaglia i supereroi, sempre pi\u00f9 dubbiosi e incerti sull\u2019esito finale della loro lotta contro il Male e sempre pi\u00f9 insicuri del proprio ruolo in questo mondo. Se nel primo The Avengers si era giunti alla presa di coscienza del ruolo <span style=\"color: #d7b03c;\">\u201csuper\u201d<\/span> dell\u2019eroe, in questo caso la consapevolezza \u00e8 di segno opposto: l\u2019eroe sembra rendersi conto di non essere pi\u00f9 cos\u00ec \u201csuper\u201d. Direttamente da qui derivano allora la momentanea centralit\u00e0 data alla figura (e alla famiglia) di Occhio di Falco (il pi\u00f9 <span style=\"color: #d7b03c;\">\u201cnormale\u201d<\/span> del gruppo) e alla <span style=\"color: #d7b03c;\">massa di civili<\/span>, non pi\u00f9 intesa come elemento di contorno, ma presa in considerazione come obiettivo primario della missione. Ecco cos\u2019\u00e8 che fa di <span style=\"color: #d7b03c;\">Avengers: Age of Ultron<\/span> un film radicalmente diverso dal suo predecessore; certo, anche qui si riceve una scarica di adrenalina durante le spettacolari battaglie, anche qui ci si esalta per la riuscita pirotecnica di combo memorabili, anche qui ci si diverte; ma con la consapevolezza sottocutanea del fatto che <span style=\"color: #d7b03c;\">non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 nulla da ridere<\/span>.<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-6039\" src=\"http:\/\/127.0.0.1\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/29-1024x426.jpg\" alt=\"2\" width=\"940\" height=\"391\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Helvetica; font-size: 12pt;\">I supereroi sono in <span style=\"color: #d7b03c;\">crisi<\/span>, si sentono inadeguati a proteggere il mondo, commettono <span style=\"color: #d7b03c;\">errori<\/span> (Ultron stesso \u00e8 di fatto uno sbaglio degli Avengers, nel tentativo di creare il programma definitivo di protezione del mondo) e sono costretti a creare altri supereroi (<span style=\"color: #d7b03c;\">Visione<\/span>) per scongiurare il pericolo. <span style=\"color: #d7b03c;\">L\u2019unit\u00e0<\/span> del gruppo \u00e8 definitivamente minata: i supereroi adesso combattono <span style=\"color: #d7b03c;\">da soli<\/span>, ciascuno con le proprie responsabilit\u00e0, i propri sensi di colpa, il proprio bisogno di <span style=\"color: #d7b03c;\">(ri)affermarsi<\/span> come componente centrale e necessaria; ciascuno, insomma, con le proprie <span style=\"color: #d7b03c;\">paure<\/span>. E ci\u00f2 \u00e8 evidente anche nel modo in cui Whedon ripropone il tanto osannato <span style=\"color: #d7b03c;\">long take<\/span> del primo The Avengers: se in quel caso l\u2019inserimento di tutti i supereroi in una sola, vorticosa inquadratura stava a significare la ritrovata unit\u00e0 del gruppo, che finalmente stava combattendo come una <span style=\"color: #d7b03c;\">squadra<\/span>, in Age of Ultron il procedimento \u00e8 speculare. Il long take viene inserito subito nei primi minuti del film, quasi a volersi <span style=\"color: #d7b03c;\">ricollegare<\/span> idealmente al finale ottimista e positivo del primo capitolo, per poi procedere alla disgregazione graduale del gruppo (Tony Stark e Bruce Banner agiscono spesso alle spalle degli altri, Thor ad un certo punto se ne va improvvisamente senza comunicare la sua meta, Hulk nel finale \u00e8 disperso). <span style=\"color: #d7b03c;\">Disgregazione<\/span>, tra l\u2019altro, che Whedon evidenzia in modo esemplare nel climax della battaglia finale, quando tutti gli Avengers si ritrovano a dover proteggere l\u2019altare dalle centinaia di robot mossi da Ultron: laddove, nel film del 2012, il culmine della battaglia veniva risolto con un significativo long take, in questo caso la regia <span style=\"color: #d7b03c;\">frammenta<\/span> continuamente lo spazio con una serie di primi piani ravvicinati dei supereroi in combattimento. Non pi\u00f9 una squadra, ma un insieme di <span style=\"color: #d7b03c;\">individui<\/span>, che combattono, tuttavia, per un duplice obiettivo comune: salvare il mondo e rivendicare il proprio <span style=\"color: #d7b03c;\">(super)ruolo<\/span>. Non \u00e8 pi\u00f9 il tempo di quel \u201cVendicatori Uniti!\u201d che \u00e8 da sempre, nel fumetto, il grido di battaglia degli Avengers. All\u2019appello \u201cVendicatori\u2026\u201d, adesso, segue solo il nero dei titoli di coda.<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-6043\" src=\"http:\/\/127.0.0.1\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/62-1024x452.jpg\" alt=\"6\" width=\"940\" height=\"415\" \/><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La consapevolezza del supereroe di Marco Catenacci Ebbene si, anche i supereroi hanno paura. Paura di morire, paura di non farcela, paura di non essere pi\u00f9 all\u2019altezza. 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