{"id":5980,"date":"2015-04-27T17:28:47","date_gmt":"2015-04-27T15:28:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.sciencefictionfestival.org\/?p=5980"},"modified":"2022-01-27T12:46:36","modified_gmt":"2022-01-27T11:46:36","slug":"quando-non-erano-zombie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sciencefictionfestival.org\/en\/quando-non-erano-zombie\/","title":{"rendered":"Quando non erano zombie"},"content":{"rendered":"<h6><span style=\"font-family: Helvetica; font-size: 12pt;\">Il giorno dei trifidi: quando non erano zombie\u00a0di Jacopo Berti<\/span><\/h6>\n<p><span style=\"font-family: Helvetica; font-size: 12pt;\">Gli zombie. Al plurale, ovviamente. Da Romero al recente &#8220;<em>Walking Dead&#8221;<\/em>, non si conclude nulla a mettere in scena un singolo morto vivente, a meno di non farne il protagonista di amorazzi adolescenziali dove l&#8217;incubo del make-up artist \u00e8 il protagonista maschile.\u2028 Perch\u00e9, diversamente da vampiri vecchio stile e altre creature mostruose e orrifiche che hanno nell&#8217;unicit\u00e0 il loro punto di forza, gli zombie hanno un&#8217;identit\u00e0 collettiva. Innumerevoli per definizione, spinti da una fame insaziabile che imbratta di sangue i loro abiti da commesso o da impiegata, gli zombie sono espressione simbolica dell&#8217;uomo della societ\u00e0 di massa e della sua spersonalizzazione. D&#8217;altro canto, incapaci o quasi di qualsiasi interazione attiva con l&#8217;ambiente, privi di intenzionalit\u00e0 e di comportamenti descrivibili in termini etologici, essi non sembrano condividere la loro forma di esistenza con gli umani o gli animali superiori ma con batteri, funghi e muschi, o, a essere generosi, con le piante.<!--more--><\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Helvetica; font-size: 12pt;\"> Romero, sono tutti d&#8217;accordo, \u00e8 il padre dello zombie moderno: nella &#8220;<em>Notte dei morti viventi&#8221;<\/em> (1968) il cadavere ambulante ha poco a che vedere con l&#8217;antenato haitiano e semmai deve qualcosa (o molto) al Matheson di &#8220;<em>Io sono leggenda&#8221;<\/em>, romanzo del 1954, o al suo primo adattamento cinematografico, &#8220;<em>L&#8217;ultimo uomo sulla terra&#8221;<\/em>, del 1964. Ma, nonostante gli illustri precedenti, il contributo e l&#8217;originalit\u00e0 di Romero sono fuori discussione. E fin qui sono cose di cui i cinefili e i fantascientisti hanno almeno sentito parlare.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Helvetica; font-size: 12pt;\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-5985\" src=\"http:\/\/127.0.0.1\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/35.jpg\" alt=\"3\" width=\"578\" height=\"250\" \/><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Helvetica; font-size: 12pt;\">Forse ai fantascientisti e ai cinefili di cui sopra sono noti anche rispettivamente &#8220;<em>Il giorno dei trifidi&#8221;<\/em>, romanzo di John Wyndham del 1951, e il film omonimo (ma in italiano &#8220;<em>L&#8217;invasione dei mostri verdi&#8221;<\/em>) del 1962. Pubblicata in Italia dapprima come &#8220;<em>L&#8217;orrenda invasione&#8221;<\/em> (Romanzi Urania n.3, 1952), e poi ristampata pi\u00f9 volte da Mondadori fino all&#8217;edizione Oscar del 1975, per giungere alla nuova traduzione del 2004 per Fanucci, l&#8217;opera del britannico Wyndham \u00e8 un illustre esempio di letteratura apocalittica e post-apocalittica che, quando vale &#8211; come in questo caso &#8211; \u00e8 anche necessariamente fantascienza sociologica. Perch\u00e9 citarla in questo contesto? Perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 mancato veramente poco a che Wyndham non fosse, con questo romanzo, il padre degli zombie e del loro inserimento in un contesto post-apocalittico: \u00e8 mancata una semplice operazione di sintesi. Ma andiamo con ordine, non prima di aver dato un vistoso SPOILER ALERT.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Helvetica; font-size: 12pt;\"><a href=\"http:\/\/www.sciencefictionfestival.org\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/25.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-5981\" src=\"http:\/\/127.0.0.1\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/25-1024x763.jpg\" alt=\"2\" width=\"540\" height=\"400\" \/><\/a><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Helvetica; font-size: 12pt;\">Nel &#8220;Giorno dei trifidi&#8221; l&#8217;umanit\u00e0 \u00e8 stata colpita da una patologia dalle cause sconosciute e ora i &#8220;contagiati&#8221; assediano, spinti dalla fame, i pochi individui ancora sani. Uno stuolo di mostri senz&#8217;anima si raduna strisciando attorno agli ultimi resti di civilt\u00e0, attendendo paziente di uccidere e divorare il prossimo disperato costretto ad uscire dalla propria casa. Il problema \u00e8 che l&#8217;umanit\u00e0 malata e i mostri striscianti non coincidono! La prima parte del romanzo \u00e8 dedicata sostanzialmente alle conseguenze di un evento astronomico o celeste che ha reso ciechi quasi tutti gli esseri umani; i non vedenti, riuniti in gruppi numerosissimi, braccano i vedenti e li catturano affinch\u00e9 possano guidarli alla ricerca di cibo, costringendoli al paradossale ruolo di capi in catene. La seconda parte si svolge in un contesto in cui la popolazione dei ciechi \u00e8 stata decimata da un&#8217;autentica pestilenza e i sopravvissuti devono fronteggiare il pericolo di una specie concorrente: i trifidi, forma di vita vegetale ma semovente, frutto di una manipolazione genetica &#8220;<em>ante litteram&#8221;<\/em>, che pur potendo &#8211; a quanto pare &#8211; sopravvivere solo di acqua, terra e fotosintesi, preferisce uccidere gli uomini con una sorta di arpione velenoso e assimilarli a piccoli brandelli. Entrambe le parti del libro hanno molto in comune con il survivalismo di matrice zombesca, e qui penso soprattutto a &#8220;<em>Walking dead&#8221;<\/em>: la vita resa possibile grazie a ci\u00f2 che la societ\u00e0 consumistica ha accumulato nei supermarket e nei magazzini, ma anche la successiva necessit\u00e0 a lungo termine di riscoprire i modi di produzione pi\u00f9 arcaici; la ridefinizione di ci\u00f2 che pu\u00f2 essere considerato un comportamento etico soltanto in base a ci\u00f2 che favorisca la sopravvivenza del gruppo e della specie; la progettazione e messa in pratica di nuovi e vecchi tipi di istituzioni e forme di convivenza sociale: dalle comunit\u00e0 di stampo religioso allo stato feudale, dal primitivismo tribale a forme di organizzazione simili alle utipie sei-settecentesche. Tutti questi concetti &#8211; che nel 1951 non erano ancora parte di un genere letterario cos\u00ec roconoscibile &#8211; sono illustrati abbastanza diffusamente: Wyndham ricorre a personaggi secondari (tra gli altri, un antropologo e una sorta di oratore) per metterli in luce senza per\u00f2 arrivare a insopportabili &#8220;spiegoni&#8221;.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Helvetica; font-size: 12pt;\"> Wyndham utilizza per quasi tutto il romanzo un tono medio, moderatamente coinvolgente, non indulgendo a descrizioni raccapriccianti o a eccessivi sentimentalismi. D&#8217;altra parte, a volte, si concede interessanti approfondimenti psicologici dei personaggi e descrizioni di pi\u00f9 ampio respiro. La trama &#8211; nei limiti di un romanzo di fantascienza &#8211; \u00e8 verosimile e lo sviluppo coerente e credibile. La struttura \u00e8 binaria: le due tematiche del declino del mondo degli uomini e del sorgere di quello dei trifidi dialogano per tutto il romanzo ma si passano il testimone circa a met\u00e0 della narrazione. Come si diceva, se tra le due parti del romanzo, ovvero tra la decimazione della razza umana e la comparsa di una mortale razza infestante, ci fosse stata una sintesi (probabilmente non cos\u00ec difficile da realizzare), Matheson e Romero avrebbero un diretto antecedente, e gli zombie dovrebbero essere ascritti tra i frutti della vivida ma morigerata e umoristica immaginazione britannica.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Helvetica; font-size: 12pt;\"> Nel &#8220;<em>Giorno dei trifidi&#8221;<\/em> la narrazione \u00e8 in prima persona: il protagonista scrive il suo racconto per inserirlo in una &#8220;<em>Storia della colonia&#8221;<\/em>. Accampati sull&#8217;Isola di Wight come i partecipanti al festival che quasi vent&#8217;anni dopo contribu\u00ec a fare la storia del rock, i coloni lottano per la loro sopravvivenza e per portare avanti la storia del genere umano. E la fantascienza british lotta per la sua autonomia: come non riconoscere una rivendicazione (che insieme, naturalmente, \u00e8 politica) nelle parole che uno dei personaggi principali rivolge ad una ingenua ragazza in attesa che giunga a salvarli la cavalleria?<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Helvetica; font-size: 12pt;\"> <em>\u00ab- Sentite &#8211; le disse Coker, in tono paziente. &#8211; Volete mettere gli americani nel dimenticatoio per un momento, per favore? Cercate di immaginare un mondo in cui non ci siano americani: ci riuscite?\u00bb<\/em><\/span><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il giorno dei trifidi: quando non erano zombie\u00a0di Jacopo Berti Gli zombie. Al plurale, ovviamente. 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