{"id":5755,"date":"2015-02-17T16:16:42","date_gmt":"2015-02-17T15:16:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.sciencefictionfestival.org\/?p=5755"},"modified":"2022-01-28T09:50:58","modified_gmt":"2022-01-28T08:50:58","slug":"under-electric-clouds-di-aleksey-german-jr-la-recensione-dalla-65a-berlinale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sciencefictionfestival.org\/en\/under-electric-clouds-di-aleksey-german-jr-la-recensione-dalla-65a-berlinale\/","title":{"rendered":"Under Electric Clouds di Aleksey German Jr.: la nostra recensione dalla 65\u00aa Berlinale"},"content":{"rendered":"<p>2017, Russia. Una statua di Lenin con il braccio teso punta verso un orizzonte di neve e nebbia; tutto intorno rovine di acciaio e cemento, scheletri di grattacieli abbandonati, ponti autostradali mai terminati e persone alla deriva che si muovono senza meta per questo mondo surreale, dove le vecchie certezze non contano pi\u00f9, gli amici e i parenti sono scomparsi, gli ideali sono stati spazzati via dal vento. Alexey German Jr. con il suo gigantesco <i>Under Electric Clouds <\/i>(<i>Pod electricheskimi oblakami<\/i>) aspira a condensare cent&#8217;anni di storia russa, dal 1917, anno della Rivoluzione d&#8217;Ottobre, ad un desolato, ma non troppo fantascientifico, 2017, racchiudendo in sette episodi lo stato spirituale del proprio paese in un film dal forte potere simbolico che riesce a fornire allo spettatore una quantit\u00e0 di stimoli intellettuali impressionante.<!--:--><!--more--><!--:it--><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/127.0.0.1\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/unnamed-9.jpg\" alt=\"unnamed-9\" width=\"670\" height=\"377\" class=\"aligncenter size-full wp-image-5756\" \/><br \/>\nLa dimensione di percorso onirico sul quale sono fondati i sette capitoli che compongono <i>Under Electric Clouds<\/i> descrive una Russia in cui non esiste pi\u00f9 una forma di presente vivibile, dove rimangono solamente i resti di una civilt\u00e0 morente ed incapace di rinnovarsi dopo un secolo di fallimenti. Il cineasta russo sceglie di iniziare l&#8217;opera scegliendo come protagonista del primo capitolo uno straniero, un uomo di nazionalit\u00e0 kirghisa, che non conosce una parola di russo e percepisce come incomprensibile il mondo in cui \u00e8 immerso. In questo modo il film sembra voler richiedere allo spettatore lo stesso sforzo che l&#8217;uomo deve compiere per cercare di non soccombere a ci\u00f2 che dovr\u00e0 avvenire. In tal senso pu\u00f2 essere letto anche il capitolo successivo, in cui la protagonista \u00e8 una donna scappata dalla propria madre patria, costretta a tornarvici a causa della morte del padre. Lei, che per problemi all&#8217;udito \u00e8 obbligata ad indossare un apparecchio acustico, diventa metafora di un ulteriore invito nei confronti del pubblico a non &#8220;tapparsi le orecchie&#8221;, provando ad ascoltare la faticosa riflessione un paese agonizzante. Da qui inizia il viaggio il <i>Under Electric Clouds<\/i>, che, seguendo le traiettorie di personaggi condotti dal regista ad entrare e ad uscire dai vari capitoli senza soluzione di continuit\u00e0, sfrutta i propri protagonisti talvolta per permettere al pubblico di osservare le rovine immaginifiche di cui sono composti gli scenari del film, talvolta per dare un significato alla dimensione temporale attraverso i dialoghi, nei quali viene inglobata tutta la cultura russa degli ultimi cento anni.<br \/>\nDa questo punto di vista le persone che abitano il film sono solamente in parte i protagonisti del ragionamento, e assumono un vero significato solamente quando entrano in relazione con lo spazio ed il tempo, due dimensioni con le quali l\u2019uomo di oggi non riesce pi\u00f9 ad entrare in sintonia. Cos\u00ec i grattacieli vuoti e le costruzioni incomplete rafforzano costantemente l\u2019idea di una societ\u00e0 impossibilitata a costruire una qualsivoglia forma di futuro su delle basi che siano solide, dovendo convivere con una realt\u00e0 in cui non esiste un presente che non guardi costantemente ai fallimenti del passato. La regia, che accompagna il vagabondare dei personaggi con lunghissimi carrelli laterali, descrive, con un andamento lento e poetico, uno scenario che verrebbe quasi da definire post-apocalittico, e che sicuramente non sembra pi\u00f9 adatto ad ospitare l\u2019uomo.<br \/>\nAd incrementare ulteriormente la dimensione onirica degli spazi fisici descritti dal regista russo \u00e8 l\u2019idea che <i>Under Electric Clouds <\/i>costruisce del tempo: un elemento che vede unificato il secolo raccontato in un unico momento, ovvero il presente, che per\u00f2 rimane schiacciato dal peso insostenibile del passato, vedendo cos\u00ec preclusa ogni possibilit\u00e0 di futuro.<br \/>\nEd \u00e8 proprio questa concezione del tempo che differenzia la pellicola di German da un altro film visto in concorso alla 65\u00aa Berlinale, il <i>Knight of Cups<\/i> di Terrence Malick: nonostante la presenza di un filo rosso che accomuna le due opere &#8211; la volont\u00e0 di trasmettere una sensazione di inabitabilit\u00e0 della citt\u00e0 contemporanea -, nel film del regista texano prevale un\u2019idea di presente frammentato e totalmente staccato da una qualsivoglia linea temporale, mentre in <i>Under Electric Clouds<\/i> il fattore tempo riempie di significato qualsiasi discorso affrontato: in ogni dialogo ed in ogni pensiero del film russo, German amalgama elementi provenienti dal passato e dal presente, non facendo distinzione tra citazioni provenienti dalla Cultura pi\u00f9 &#8220;sacra&#8221; ed inviolabile e ballate dedicate ai cagnolini di Mickey Rourke, riuscendo cos\u00ec a dare l\u2019impressione di una temporalit\u00e0 appiattita in un unico istante che si deposita sulle rovine della citt\u00e0 e sulle vite dei personaggi.<br \/>\nAttraverso le parole dei suoi personaggi, che come gi\u00e0 detto contengono quasi un secolo della cultura di uno dei paesi pi\u00f9 complessi al mondo, il film acquisisce un&#8217;aura di incomprensibilit\u00e0 che a tratti incute non poco timore, ma che d\u2019altra parte stimola una serie di riflessioni che lo spettatore pi\u00f9 interessato pu\u00f2 portarsi dietro per una vita intera. Ed \u00e8 proprio il perdersi in discorsi a tratti quasi indecifrabili che rinnova continuamente l\u2019interesse nei confronti di ci\u00f2 che viene raccontato, riuscendo, a partire da un percorso storico e sociale unicamente russo, a trasformarsi in un pensiero dal carattere universale che non pu\u00f2 di certo lasciare indifferenti.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>2017, Russia. 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