{"id":18787,"date":"2020-04-16T17:23:32","date_gmt":"2020-04-16T15:23:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sciencefictionfestival.org\/?p=18787"},"modified":"2021-08-19T11:52:29","modified_gmt":"2021-08-19T09:52:29","slug":"alabarde-spaziali-storie-di-fantascienza-a-est-9","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sciencefictionfestival.org\/en\/alabarde-spaziali-storie-di-fantascienza-a-est-9\/","title":{"rendered":"Alabarde spaziali \u2013 Storie di fantascienza a est #09"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: right;\"><em>Quei viali di luce<\/em><br \/>\n<em>Che scorrevano tra le nuvole<\/em><br \/>\n<em>Qualche attimo fa sono scomparsi,<\/em><br \/>\n<em>Ed improvviso \u00e8 buio.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Mark Strand<\/p>\n<h3>&#8220;L&#8217;ultima stanza del mondo &#8211; Prima parte&#8221; di Alex Tonelli<\/h3>\n<p>La stanza \u00e8 fiocamente illuminata. Un alone di luce si diffonde intorno alla lampadina sorretta da un filo nero e consumato che pende dal soffitto scrostato. Tutt\u2019intorno il buio resiste e si annida tra gli oggetti, languendo placido negli spazi. A fatica si intravede un piccolo tavolo, basso e quadrato, esattamente al di sotto della debole lampadina, nel centro della stanza, pare messo l\u00ec per un motivo, una ragione condivisa, ormai dimenticata. Sconosciuta.<br \/>\nL\u00ec se ne stanno quattro bicchieri di forme e fattezze diverse, in alcuni pare ancora versato un liquido denso, colloso, di colore viola e intorno delle lattine e una bottiglia di vino senza etichetta. Un posacenere trabocca mozziconi di sigarette piegate e mezzofumate.<br \/>\nL\u2019odore di birra, vino scadente e tabacco ristagna nell\u2019aria e tocca la pelle quasi come una sensazione tattile, appiccicosa, unta.<br \/>\nSi ode un brusio, un bisbiglio, un parlottare fra s\u00e9 e improvvisamente il rumore di un accendino che s\u2019accende; la fiammella bluastra illumina le fattezze di un uomo per un breve istante, il naso, le labbra che stringono la sigaretta, i baffi cespugliosi, e poi lo sbotto di fumo, biancastro che sale, spiraleggiando, verso l\u2019alto nell\u2019alone sferico della lampadina accesa.<br \/>\n&#8211; Smettila di fumare-<br \/>\nLa voce femminile arriva dal lato opposto rispetto al punto rosso della brace della sigaretta che in tutta risposta si fa pi\u00f9 luminosa e una nuova, nebbiosa, ondata di fumo attraversa la sfera di luce, in onde che si inseguono in spire ritorte.<br \/>\n&#8211; Sei uno stronzo! &#8211;<br \/>\nNessuna risposta all\u2019insulto e il silenzio torna a regnare nella stanza.<\/p>\n<p>Il tempo sembra scorrere con una pigrizia strana, trascinando dietro di s\u00e9 un ricordo, un passato pesante. Un macigno lungo una salita scoscesa.<br \/>\nUn raggio di luce fende l\u2019aria, come una lama di luce, sottile. Pulviscoli di polvere ed altro danzano nello spicchio luminoso e sottile. Altri particolari della stanza si rivelano.<br \/>\nIntorno al tavolo, uno per ogni lato, se ne stanno quattro poltrone, cos\u00ec come i bicchieri anche queste sono scompaginate. Una di pelle strappata, l\u2019altra di stoffa macchiata e un tempo rossa, un\u2019altra ancora semplice struttura di legno senza pi\u00f9 la morbida gommapiuma e infine una nuova, talmente nuova da aver ancora il cellophane ad avvolgerla e proteggerla. Su ognuna di queste se ne stanno sedute quattro figure; nella luce debole della sfera e della spada se ne colgono poche fattezze, forse sufficienti per\u00f2 per attribuire loro caratteri umani. Scomposte in pose disarticolate, gettate l\u00ec come manichini afflosciati, privi di ogni impudico esibizionismo.<br \/>\n&#8211; Un raggio di sole-<br \/>\nUna delle quattro figure sembra un poco muoversi, agitarsi su di una poltrona, quella nuova, ancora avvolta dalla guaina protettiva. La sua voce \u00e8 carica di una tensione immotivata, come se temesse la daga di luce che da una finestra penetra nella stanza rovinando il delicato equilibrio dell\u2019oscurit\u00e0. La stessa figura alza una mano vero lo spicchio di luce, muove le dita all\u2019interno del sottile strato luminoso, sfiorando i granelli di polvere che si muovono scomposti. Le dita sono sottili, femminili e, come la sua voce, con l\u2019identica incomprensibile tensione. Uno spasmo improvviso l\u2019attraversa facendola tremare leggermente, sussultare nervosa. La pelle \u00e8 chiara, se ne intuisce la morbidezza al tatto, la delicatezza del tocco, la capacit\u00e0 di trasmettere emozioni intense. La mano ruota nella luce: il palmo, poi il dorso e, qui, le macchie nere. Cicatrici, forse croste, di un nero intenso, come carne bruciata, cancerosa.<br \/>\nUno scatto, la mano torna al sicuro nel buio.<br \/>\n&#8211; Hai ancora quelle macchie &#8211;<br \/>\n&#8211; Si. Sono sempre pi\u00f9 grandi \u2013<br \/>\n&#8211; Ormai ti copriranno tutta \u2013<br \/>\n&#8211; Smettila di dirle queste cose!-<br \/>\n&#8211; Lo sai anche tu che \u00e8 la verit\u00e0. Ha la Malattia e non le resta molto tempo.<br \/>\n&#8211; Coglione!<br \/>\nDue voci, crudeli che giocano fra di loro, a prevalere, a imporsi. Da un lato la voce raschiante dell\u2019uomo che fuma la sigaretta, dall\u2019altro quella di un\u2019altra donna, adulta, il cui tono \u00e8 aspro, duro, quasi a rinnegare il timbro femminile e materno che ancora se ne coglie. In mezzo il gemito teso, tremolante, che viene dalla ragazza dalla mano macchiata, e, infine, un singhiozzo, un pianto sommesso, sussurrato.<br \/>\n&#8211; Smettetela! Entrambi.<br \/>\nE ancora il silenzio cala sulla stanza. \u00c8 vecchia l\u2019ultima voce che ha parlato. Stanca ma ancora possente, il tono di chi \u00e8 abituato a dare ordini, e soprattutto ad essere rispettato.<br \/>\nLa stanza resta nel buio di un alone sferico e di una lama di sole e il tempo continua a scorrere pesante, trascinandosi le storie di tutti gli esseri umani che vivono quel presente. Sono le storie di quattro figure, silhouette d\u2019ombra contro il nero dell\u2019estinzione finale.<\/p>\n<p>E\u2019 la notte a scandire il passaggio da un giorno all\u2019altro, ad indicare, come un ticchettio silenzioso, lo scorrere pigro dal passato al futuro, senza neppure giacere nel momento. Non vi \u00e8 realt\u00e0 nel presente della stanza e delle quattro figure.<br \/>\nIl buio \u00e8 ora ovunque, scomparso il raggio di un sole ormai tramontato chiss\u00e0 dove, spento l\u2019alone sferico di una lampadina consumata. Il nero si fa opprimente, avvolge gli oggetti e ogni cosa scompare. Resta solo il freddo di una notte d\u2019autunno in una stanza senza nessun calore se non il respiro convulso di quattro figure. Neppure si scorgono le piccole nubi dei tiepidi aliti e il freddo sembra perdersi nel buio.<br \/>\nNella stanza si odono i respiri regolari del sonno. Lenti, ritmati sospiri, profondi ansimi delle coscienze sprofondate e dormienti.<br \/>\n&#8211; Dormi?<br \/>\nNessuna risposta.<br \/>\nLa voce femminile, delicata esita. La parola sussurrata, quasi troncata per non rompere il ritmo dei sospiri ma incapace di resistere alla curiosit\u00e0, alla paura del silenzio, all\u2019orrore del vacuo.<br \/>\n&#8211; Dormi?<br \/>\nQuanto coraggio per tentare di nuovo, per alzare il tono, per chiedere e nel farlo pretendere.<br \/>\n&#8211; Si.<br \/>\n&#8211; Scusa. Non volevo svegliarti.<br \/>\n&#8211; Non importa.<br \/>\nL\u2019altra voce femminile libera il tono materno, affettuoso, protettivo. Scomparsa \u00e8 la rabbia, la ferocia di prima, una madre ora al sicuro con i suoi cuccioli.<br \/>\n&#8211; Non riesco a dormire.<br \/>\n&#8211; Neppure io.<br \/>\n&#8211; Che senso ha dormire?<br \/>\n&#8211; Abitudine.<br \/>\n&#8211; Non ricordo neppure il tempo. Da quanto sono seduta su questa poltrona?<br \/>\n&#8211; Dal mio stesso tempo.<br \/>\n&#8211; E tu da quanto lo sei?<br \/>\nSilenzio. Un attimo pi\u00f9 lungo dei precedenti.<br \/>\n&#8211; Non lo so.<br \/>\n&#8211; Silenzio! Smettetela voi due. Lasciatemi dormire.<br \/>\nLa terza voce. Quasi richiamata nel buio, come un predatore, da un odore, da un sussurro o dal rumore di un gesto sbadato. Cattiva. Pronta a ferire col tono tagliente.<br \/>\nSi ode il solito suono, uno schiocco, la fiamma divampa e la brace si accende. Un\u2019altra sigaretta tributata al dio dell\u2019insonnia. Nella stanza ormai \u00e8 solo uno il respiro che lentamente pasce nei campi del sogno. Ignaro di una conversazione incomprensibile.<br \/>\n&#8211; Voi due donne fate discorsi senza senso.<br \/>\nE la punta della sigaretta si illumina, un punto di luce rosso, violento, rabbioso.<br \/>\n&#8211; Rispondi tu allora. Da quanto tempo sei qui.<br \/>\n&#8211; Cosa c\u2019entra. Non importa il quanto. Ma il perch\u00e9.<br \/>\n&#8211; E tu le conosci le ragioni?<br \/>\n&#8211; Certo. Io le conosco.<br \/>\n&#8211; E quali sono?<br \/>\n&#8211; Stiamo aspettando.<br \/>\n&#8211; Cosa? Cosa stiamo aspettando qui, seduti su queste poltrone da cos\u00ec tanto tempo da non ricordarlo neppure pi\u00f9?!<br \/>\n&#8211; Aspettiamo.<br \/>\n&#8211; Cosa?<br \/>\n&#8211; Nulla. Non c\u2019\u00e8 nulla da aspettare. E ora chiudete il becco.<br \/>\nIl punto rosso della brace compie un improvviso arco e con un leggero sfrigolio si spegne per terra, forse in una pozza o forse in altro.<br \/>\nIl silenzio ritorna. Un silenzio diverso. Rotto dal respiro lento e regolare di una voce vecchia ma possente che resta, caparbiamente, zitta. E tre altre attendono. Aspettano una parola che quella notte non verr\u00e0.<\/p>\n<p>Ogni mattino, in qualunque luogo del mondo, i rumori sono identici, si ripetono in un ciclo convulso e assordante, frenetici picchiettii, accelerate improvvise, sbadigli repressi e rotaie torchiate da ruote metalliche. Suoni riconosciuti, iscritti nello stesso muovere del tempo, come un sinfonico accompagnamento, o forse una trionfale marcia delle prime abbaglianti ore del giorno. Una stonata banda che pomposa annuncia l\u2019arrivo del sole oltre le montagne l\u00e0 in fondo.<br \/>\nNon nella stanza. L\u00ec, circondanti dalle pareti grigie di calcinacci senza intonaco, ogni mattino sono altre le note distorte che s\u2019odono. E sono le striscianti voci, bisbiglianti e fastidiose, che accompagnano il feretro nero verso la sepoltura di ogni illusione.<br \/>\n&#8211; Basta! Non ne posso pi\u00f9.<br \/>\nUno sfogo ripetuto ogni singolo giorno, all\u2019accendersi metodico della lampadina e del suo alone opaco, ripetuto ancora all\u2019arrivo del raggio del sole che fende l\u2019aria e la polvere che vi ristagna.<br \/>\nMa nessuno sembra ascoltare la lamentela. N\u00e9 dentro la stanza, n\u00e9 fuori la stanza.<br \/>\n&#8211; Voglio andarmene!<br \/>\nE\u2019 l\u2019uomo delle sigarette a urlare la sua frustrazione. Intorno giace un silenzio ovattato di indifferenza.<br \/>\n&#8211; Fatemi uscire. Arrivate. Voglio andarmene!<br \/>\n&#8211; E dove?<br \/>\nL\u2019altro uomo. Il vecchio. Poche sono le sue parole all\u2019interno della stanza, ma pesanti come macigni condotti in cima ad un monte. Infinite volte.<br \/>\n&#8211; Ovunque.<br \/>\n&#8211; Non esiste un luogo simile.<br \/>\n&#8211; Qualunque posto. Uno, dannazione!, va bene l\u2019altro. Tutto ma non qui.<br \/>\n&#8211; Perch\u00e9 non qui?<br \/>\n&#8211; Perch\u00e9 qui non vi \u00e8 nulla. Sono rinchiuso con voi. Dentro queste quattro mura.<br \/>\n&#8211; E cosa ti angoscia di questo?<br \/>\n&#8211; Loro! Io so che mi sentono. Mi vedono. Loro mi osservano. Stanno aspettando. Arriveranno.<br \/>\n&#8211; Chi sono Loro?<br \/>\n&#8211; Non lo so. Cazzo! Non lo so. Ma so che apriranno al porta!<br \/>\n&#8211; Quale porta?<br \/>\n&#8211; Quella porta!<br \/>\nUn gesto, deciso. Indica una direzione. Un punto preciso racchiuso dalle mura della stanza. Si voltano. Tutti gli sguardi seguono il dito teso, forse un po\u2019 tremante, che indica. L\u00e0.<br \/>\nGli occhi sono puntati. Si socchiudono nella speranza di mettere a fuoco, di scorgere meglio. Di vedere. Ma l\u00e0 solo nero. Buio. Nessuna porta.<br \/>\nIl braccio teso si affloscia, cade pesantemente sul bracciolo della poltrona, come esangue. E la voce rabbiosa si spegne in un\u2019eco che si distorce.<br \/>\n&#8211; La porta. La porta. L\u00e0. Porta.<br \/>\n&#8211; Deve esserci la porta!<br \/>\nVoce di ragazza, in perenne bilico tra l\u2019essere bambina e giovane donna. Decisa. Lei sa che nulla pu\u00f2 essere cos\u00ec insensato da non poter essere compreso.<br \/>\n&#8211; Ogni stanza ha una porta! Anche questa deve averla. Siamo noi a non vederla. Solo per questo maledetto buio che ci avvolge.<br \/>\nCertezze. Certezze che ogni cosa nel mondo debba avere una sua ragione. E una sua sede.<br \/>\nStranamente l\u2019altra voce femminile materna tace, non supporta il pensiero espresso. Come se fosse un bambinesco capriccio a cui non dar peso.<br \/>\n&#8211; No. Nessuna porta. Non vi sono vie d\u2019uscita a questa stanza. Ci\u00f2 che ci circonda \u00e8 tutto ci\u00f2 che per noi esiste. Non vi \u00e8 un al di l\u00e0, un oltre.<br \/>\n&#8211; E che ne sai tu?!!! Parli ora, ma cosa ne sai?!<br \/>\n&#8211; Sono vecchio. Io ho vissuto tutta la mia vita dentro questa stanza e so che ora che sto per morire non vi \u00e8 nulla oltre. Se anche ci osservano, sono indifferenti alla nostra sorte.<br \/>\n&#8211; Come puoi esserne certo?<br \/>\nL\u2019altra voce femminile. Non c\u2019\u00e8 curiosit\u00e0 nella sua voce. Piuttosto c\u2019\u00e8 paura. Paura della risposta che sa aver creato con quella domanda. Paura di conoscere gi\u00e0 la risposta.<br \/>\n&#8211; Perch\u00e9 io ero qui quando voi siete arrivati\u2026<br \/>\nSilenzio.<br \/>\n&#8211; Perch\u00e9 voi, come me, siete nati qui dentro.<br \/>\nSilenzio.<br \/>\n&#8211; E qui siete condannati.<br \/>\nSilenzio.<br \/>\n&#8211; A morirvi.<\/p>\n<p>Le ore scorrono. L\u2019una dopo l\u2019altra. Meticolose. Puntuali, pignole. In ogni luogo esse eseguono il loro caparbio compito; artigiane laboriose, tessitrici instancabili della trama del tempo. Ma ogni ora \u00e8 diversa, unicit\u00e0 irripetibile di un fenomeno di distorsione.<br \/>\nOgni ora \u00e8 difforme a se stessa infinte volte. Esiste miriadi di volte. Si ripete differentemente nei singoli soggetti che in essa vivono, nascono e muoiono.<br \/>\nOgni ora si dilata, si restringe, trascorre in un veloce momento o in stasi eterna. L\u2019identica ora vive gli irriducibili universi delle creature viventi. E l\u2019ora esiste solo in questa frammentazione di pulviscoli, di uomini. Solo in essi, solo nei viventi, l\u2019ora, il tempo, trovano senso. Trovano esistenza.<br \/>\nOggettivit\u00e0 che esiste solo nel relativismo della singolarit\u00e0. Paradosso. Ennesimo paradosso.<br \/>\nQuell\u2019ora visse nei mondi distanti degli esseri nella stanza.<br \/>\n&#8211; Laggi\u00f9!<br \/>\nUn urlo improvviso. Rotta la sonnolenza della stanza, delle poltrone. E le altre figure sedute s\u2019agitano. E\u2019 la donna ad urlare.<br \/>\n&#8211; Laggi\u00f9!<br \/>\nSembra esserci follia nascosta nella sua voce. Come se avesse perso il potere sui luoghi in cui la sua mente si spinge, trova rifugio. Come se fosse sull\u2019orlo della deriva.<br \/>\n&#8211; Laggi\u00f9!<br \/>\nO forse v\u2019\u00e8 altro nel grido. Nascosto in fondo ad esso. Quasi camuffato. Ma che si intuisce. Un pensiero molesto che emerge, che si tenta di scacciare. Vanamente.<br \/>\n&#8211; Laggi\u00f9!<br \/>\nE se questo pensiero fosse la speranza? Speranza di dare senso. Di trovare una ragione. Non sarebbe il pi\u00f9 pericoloso tra i pensieri? Non sarebbe allora davvero bordo di follia?<br \/>\n&#8211; Laggi\u00f9!<br \/>\n&#8211; Cosa?!!!<br \/>\n&#8211; Cosa hai visto?<br \/>\n&#8211; Dove?<br \/>\nLe altre tre voci rispondono. Irata. Compassionevole. E pratica. Tutte per\u00f2 in egual misura curiose.<br \/>\n&#8211; Un\u2019ombra! Si \u00e8 mossa un\u2019ombra laggi\u00f9!<br \/>\nLa luce riflessa dalla lampadina che pende malamente dal soffitto sembra farsi pi\u00f9 fioca. E il nero intorno pi\u00f9 scuro, pi\u00f9 opprimente. Neppure la daga di luce dalla finestra giunge a donare sollievo.<br \/>\n&#8211; Si. L\u2019ho vista. Si \u00e8 mossa. Si \u00e8 spostata. Uno scatto. Ma l\u2019ho vista.<br \/>\n&#8211; Sono Loro! Ve l\u2019avevo detto.<br \/>\n&#8211; Stava venendo qui. Da noi? Cosa vuole?<br \/>\n&#8211; Sei sicura?<br \/>\nAncora le tre voci. Medesimo l\u2019ordine. Il fanatismo dell\u2019uomo con la sigaretta. Il terrore della ragazza. Il pragmatismo del vecchio. E a innescare le voci diverse l\u2019incredulit\u00e0 della donna, che \u00e8 costretta a credere a ci\u00f2 che non vorrebbe credere. L\u2019ombra. Nel nero.<br \/>\n&#8211; Stavo fissando il nulla. Stavo aspettando che l\u2019ora passasse. E l\u2019ho vista. Un guizzo. Un pezzo di nero che s\u2019\u00e8 mosso nel buio dello sfondo.<br \/>\n&#8211; Ci osservano! Aspettano il momento. Sar\u00f2 pronto. Che forma aveva?<br \/>\n&#8211; Che forma aveva? Era cattiva? Perch\u00e9 \u00e8 qui?<br \/>\n&#8211; Che forma aveva? Cosa importa? Dove si \u00e8 spostata?<br \/>\nDomande. Il desiderio di conoscere. Di assoggettare alla propria mente e inglobare, dominare nel proprio mondo. Trasformare ci\u00f2 che sta oltre, oscuro, in un pezzo del dominio, conquistarlo ed annetterlo al regno della propria conoscenza. Rendendolo innocuo.<br \/>\nE\u2019 la donna a dover dare risposte che non ha a domande che vorrebbe essa stessa urlare.<br \/>\n&#8211; Non lo so. Era nero. Si \u00e8 mosso, di l\u00e0 mi sembra. E\u2019 stato un attimo.<br \/>\nSenza conoscenza non vi \u00e8 controllo. E ogni cosa resta semplicemente pericolosa.<br \/>\n&#8211; Manca poco! Me lo sento. Stanno arrivando! Mi libereranno.<br \/>\n&#8211; Non voglio! Ho paura! Chi sono? Dove ci portano?<br \/>\n&#8211; Da nessuna parte. Non ci porteranno da nessuna parte. Noi siamo indispensabili per loro.<br \/>\nQualcosa attraversa la stanza, non un\u2019ombra. Una sensazione. Un brivido che corre lungo le schiene delle poltrone. E di chi vi \u00e8 seduto. Nelle parole del vecchio s\u2019annida un sospetto. Un covo di serpi ripugnanti nascosto in fondo ad un pozzo. Nero. Profondo. Inatteso.<br \/>\nLa donna non replica. E\u2019 cambiato qualcosa nel gioco delle parti. Non \u00e8 pi\u00f9 lei, con lo sguardo fugace dato all\u2019ombra che guizzava, a conoscere qualcosa da svelare agli altri. No. E\u2019 ancora una volta il vecchio. Nelle sue parole vi \u00e8 un\u2019antica saggezza che sembra emergere lentamente. Svelarsi pudica, donandosi agli altri come un\u2019amante affettuosa.<br \/>\n&#8211; Che cazzo stai dicendo?<br \/>\nIl tono dell\u2019uomo, la sua voce raschiata dal fumo di innumerevoli sigarette aspirate con avidit\u00e0 e rabbia, dice pi\u00f9 che la sua domanda e dice ci\u00f2 che anche le donne vogliono sapere. Che significa?<br \/>\n&#8211; Ma non lo avete ancora capito?<br \/>\n&#8211; No! Sapientone spiegati.<br \/>\n&#8211; Smettila con questo tono! Lascialo parlare.<br \/>\nSembra attendere il vecchio. Come se volesse svolgere il suo compito. Creare tensione. Pathos. Come se in questo atteggiamento vi fosse gi\u00e0 la risposta alle domande. Silenzio. E la carica di tensione si leva in un silenzioso grido di aiuto. Gli altri attendono. Seduti sulle poltrone. Fissando.<br \/>\n&#8211; Alzati.<br \/>\nE\u2019 improvvisa la risposta del vecchio. Tagliente e diretta. Un ordine. Un invito diretto all\u2019uomo che fuma. E Alle due donne. E a se stesso.<br \/>\n&#8211; Alzati e vai a vedere dove s\u2019\u00e8 nascosta l\u2019ombra.<br \/>\n&#8211; Dimmelo tu, vecchio!<br \/>\n&#8211; Io? Io non lo so. Come posso saperlo?<br \/>\n&#8211; Sei tu che fa quello che conosce ogni cosa.<br \/>\n&#8211; Io non so nulla. L\u2019avevo gi\u00e0 detto.<br \/>\n&#8211; Tu avevi detto di sapere perch\u00e9 eri vecchio.<br \/>\n&#8211; Io conosco solo ci\u00f2 che ho visto nei miei anni qui. Seduto qui, su questa poltrona.<br \/>\n&#8211; E cosa cazzo hai visto?<br \/>\n&#8211; Te l\u2019ho gi\u00e0 detto: niente.<br \/>\n&#8211; Perch\u00e9 noi siamo loro indispensabili?<br \/>\nLa donna ripete la domanda e interrompe la catena di incomunicabilit\u00e0 fra i due uomini.<br \/>\n&#8211; Perch\u00e9? Semplice. Alzati. E vai a vedere in quel punto, l\u00e0 dove \u00e8 sparita l\u2019ombra. Vai a vedere dove \u00e8 andata.<br \/>\n&#8211; Non posso.<br \/>\n&#8211; Perch\u00e9 non puoi?<br \/>\n&#8211; Perch\u00e9 non posso. Non ne sono in grado.<br \/>\n&#8211; Eggi\u00e0. Non ne sei in grado. Nemmeno io. Nemmeno voi. Nessuno di noi \u00e8 in grado di alzarsi da queste dannate poltrone.<br \/>\n&#8211; Ma le poltrone sono la nostra casa. La nostra vita.<br \/>\nLa fanciulla, la cui ingenuit\u00e0 a volte ha il potere di donare infinita tristezza. O straripante rabbia.<br \/>\n&#8211; E che diamine c\u2019entra questo con il fatto che siamo indispensabili a loro?<br \/>\nL\u2019uomo con la sigaretta. Non capisce. Non vuole capire.<br \/>\n&#8211; Tu l\u2019hai compreso, vero?<br \/>\nIl vecchio, quasi con un sorriso complice, verso la donna.<br \/>\n&#8211; Si. Ho capito.<br \/>\n&#8211; Ne ero certo.<br \/>\n&#8211; Che cazzo hai capito?<br \/>\nNessuno risponde.<br \/>\n&#8211; Rispondi cazzo!<br \/>\nSilenzio.<br \/>\n&#8211; Rispondi!!!<br \/>\nE questa volta a rispondere \u00e8 solo il pianto spaventato della fanciulla.<br \/>\nAnche lei ha compreso. E piange.<\/p>\n<p>Un istante come tanti. Una conversazione come tante. Nella stanza gli istanti si legano fra loro in una collosa epifania di nulla.<br \/>\nUn momento.<br \/>\n&#8211; Ricordo quella volta..<br \/>\n&#8211; Si.. anche io la ricordo.<br \/>\n&#8211; Ma \u00e8 la stessa?<br \/>\n&#8211; Che altra?<br \/>\nUn momento.<br \/>\n&#8211; Dicevo, ricordo quella volta\u2026<br \/>\n&#8211; Mentre camminavi.<br \/>\n&#8211; Ma dove?<br \/>\n&#8211; O eri fermo?<br \/>\nUn momento.<br \/>\n&#8211; Quella volta in cui osservavo.<br \/>\n&#8211; Ah gi\u00e0! Il mondo.<br \/>\n&#8211; Le mani.<br \/>\n&#8211; Le stelle.<br \/>\nUn momento.<br \/>\n&#8211; In cui osservavo questo tavolino.<br \/>\n&#8211; Anch\u2019io lo guardo ogni tanto.<br \/>\n&#8211; E\u2019 brutto.<br \/>\n&#8211; E questi bicchieri. Tutti scompaginati.<br \/>\nUn momento.<br \/>\n&#8211; E sul tavolino vedevo l\u2019alone della lampadina.<br \/>\n&#8211; Ma chi l\u2019accende?<br \/>\n&#8211; Ogni giorno.<br \/>\n&#8211; Tutte le mattine.<br \/>\nUn momento.<br \/>\n&#8211; Fermo. Ma nei bicchieri il liquido sembrava danzare.<br \/>\n&#8211; Come in un teatro di danza.<br \/>\n&#8211; Come le foglie al vento.<br \/>\n&#8211; Terribile questo vino!<br \/>\nUn momento.<br \/>\n&#8211; E nelle onde leggere sulla superficie vedevo altro.<br \/>\n&#8211; Il mare! Che bello dev\u2019essere il mare.<br \/>\n&#8211; Quanti visi e quanti sorrisi sono racchiusi nella memoria.<br \/>\n&#8211; Ma non ci potevano dare un vino migliore?<br \/>\nUn momento.<br \/>\n&#8211; Per un po\u2019 l\u2019ho guardato.<br \/>\n&#8211; Il tempo scorre lento dentro questa stanza.<br \/>\n&#8211; Sei tu che non sai vivere la giornata.<br \/>\n&#8211; A proposito. Che ore sono?<br \/>\nUn momento.<br \/>\n&#8211; Poi nel riflesso ho capito cosa stavo guardando.<br \/>\n&#8211; La mente, quale potere.<br \/>\n&#8211; Una volta mi ricordo che anche io\u2026<br \/>\n&#8211; Allora non sapete proprio che ore sono?<br \/>\nUn momento.<br \/>\n&#8211; E ho avuto paura.<br \/>\nUn momento. Pi\u00f9 lento.<br \/>\n&#8211; Di cosa hai avuto paura?<br \/>\n&#8211; Perch\u00e9 hai avuto paura?<br \/>\n&#8211; Che ci hai visto nel riflesso?<br \/>\nL\u2019ultimo momento.<br \/>\n&#8211; Vi ho visto voi.<br \/>\nE il coro tace.<\/p>\n<p>Un ticchettio. Una goccia cade lentamente e tintinna su una lastra metallica nascosta chiss\u00e0 dove nel buio. In fondo alla stanza, oltre i confini della luce, nella periferia di un impero in decadenza, pallido ricordo di un potere sconfitto, un suono si ripete. Ritmico. Demenza ripetuta. Due occhi fissano il nero l\u00e0 in fondo cercando di scorgervi qualcosa, si socchiudono, scrutano ma ci\u00f2 che resta \u00e8 solo un\u2019oscurit\u00e0 velata, ed oltre il suono. Ripetuto. Assillante.<br \/>\nNella stanza ristagna un odore di pioggia. Sale improvviso alle narici lasciando che la memoria torni a paesaggi antichi. E vi si allontani. Timorosa. Spaventata.<br \/>\n&#8211; Sta piovendo.<br \/>\nNon una domanda. Una constatazione. E nessuna risposta.<br \/>\nLe quattro figure parzialmente racchiuse nell\u2019alone della lampadina che cade dal soffitto, stanno immobili. Ferme. Come se la pioggia fosse un evento da celebrare. Da ricordare. Il segno di una realt\u00e0 che esiste, di una ciclicit\u00e0 persistente. Ostinata, aldil\u00e0 dell\u2019immobilit\u00e0 dell\u2019uomo.<br \/>\nSilenziose le figure stanno in ascolto. Nessun rumore se non il ritmico, cadenzato cadere di una singola, insistente, goccia nel nero in fondo alla stanza. S\u2019infrange su una lastra di metallo e produce un suono prolungato, dilatato che sale lentamente verso un climax e poi si spegne, subito dopo, improvvisamente. E nell\u2019aria rimane solo il sospetto del suo passaggio. Ricordo o immaginazione?<br \/>\nUna sola goccia che precipita rumorosa, martellante, che tiene col fiato sospeso, in attesa del suo ritorno, pochi attimi dopo. Essa annuncia se stessa in una ritorsione incalzante. Asfissiante. E\u2019 la pioggia che benedice la stanza.<br \/>\n&#8211; Si. Sta piovendo a dirotto.<br \/>\nE la singola goccia cade. E il rumore attraversa la stanza. Dietro di s\u00e9 un\u2019aura di speranza. Un invito e un messaggio: il suo prossimo ritorno.<br \/>\n&#8211; E\u2019 tanto che non pioveva cos\u00ec tanto. Si. Tanto tempo.<br \/>\nLa promessa \u00e8 mantenuta. Una nuova goccia. Sembra di vederla nel nero. Lucente, cristallina, pulita e trasparente. Pigra si stacca dal soffitto della stanza e scivola nel nulla addomesticata e s\u2019immola sul grigio rugginoso della lamiera gettata a caso in un angolo. E rivela una nuova se stessa. Messia di una religione che salva.<br \/>\n&#8211; Che bello ascoltare il suono della pioggia.<br \/>\nTlack. Un\u2019altra goccia. Tlack. Un\u2019altra goccia. Convulsamente e lentamente. Ripetutamente.<br \/>\nE le figure rimangono come incantate. Sedute sulle loro poltrone.<br \/>\nLa donna sospira.<br \/>\nLa fanciulla si rannicchia. E sorride.<br \/>\nL\u2019uomo si accende una sigaretta e aspira con volutt\u00e0 il fumo denso e azzurrognolo.<br \/>\nIl vecchio prende un bicchiere dal tavolino. Beve un sorso del liquido denso e amaranto che vi ristagna. Profumato. Alza il bicchiere come a voler vedere nel riflesso della luce altri volti. Antichi e perduti volti.<br \/>\nE\u2019 un momento.<br \/>\nUn gesto improvviso.<br \/>\nInaspettato.<br \/>\nViolentemente lo scaglia. Nel nero l\u00e0 in fondo. Oltre il dominio della luce. Nell\u2019angolo pi\u00f9 lontano. In quell\u2019angolo.<br \/>\nS\u2019infrange il bicchiere sulla lamiera metallica. Colpisce la superficie rugginosa, ramata nel buio. Come una goccia, immensa, vetrosa. Finale. Definitiva. Mortale. Ultima.<br \/>\nSobbalzano le altre tre figure. Cade la sigaretta e identico \u00e8 lo stupore.<br \/>\nCala il silenzio nella stanza. E l\u2019attesa. Di un\u2019altra goccia.<br \/>\nL\u2019attesa di un nuovo suono, di un tlack, dell\u2019annunciazione. Ripetuta.<br \/>\nMa nulla arriva. Nessun suono riconosciuto. E resta solo il silenzio. E l\u2019attesa. Frustrata. Inutile.<br \/>\n&#8211; Perch\u00e9 l\u2019hai fatto?<br \/>\n&#8211; Stava piovendo cos\u00ec bene.<br \/>\n&#8211; Sei impazzito?!<br \/>\nIl vecchio risponde. E nelle sue parole c\u2019\u00e8 una saggezza antica che non pu\u00f2 essere compresa. Sembra ormai solo follia.<br \/>\n&#8211; No. Non stava piovendo.<br \/>\nE sul tavolo restano ora solo tre bicchieri.<\/p>\n<p>CONTINUA&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>Racconto pubblicato nell&#8217;antologia &#8220;Frammenti di una rosa quantica&#8221; &#8211; Kipple Officina Libraria, 2008.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/sfft.noiza-assets.eu\/sfft\/2020\/04\/Alabarde-Spaziali-10-Tonelli-B.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"450\" class=\"alignnone size-full wp-image-25251\" srcset=\"https:\/\/sfft.noiza-assets.eu\/sfft\/2020\/04\/Alabarde-Spaziali-10-Tonelli-B.jpg 800w, https:\/\/sfft.noiza-assets.eu\/sfft\/2020\/04\/Alabarde-Spaziali-10-Tonelli-B-300x169.jpg 300w, https:\/\/sfft.noiza-assets.eu\/sfft\/2020\/04\/Alabarde-Spaziali-10-Tonelli-B-768x432.jpg 768w, https:\/\/sfft.noiza-assets.eu\/sfft\/2020\/04\/Alabarde-Spaziali-10-Tonelli-B-192x108.jpg 192w, https:\/\/sfft.noiza-assets.eu\/sfft\/2020\/04\/Alabarde-Spaziali-10-Tonelli-B-384x216.jpg 384w, https:\/\/sfft.noiza-assets.eu\/sfft\/2020\/04\/Alabarde-Spaziali-10-Tonelli-B-364x205.jpg 364w, https:\/\/sfft.noiza-assets.eu\/sfft\/2020\/04\/Alabarde-Spaziali-10-Tonelli-B-728x409.jpg 728w, https:\/\/sfft.noiza-assets.eu\/sfft\/2020\/04\/Alabarde-Spaziali-10-Tonelli-B-561x316.jpg 561w, https:\/\/sfft.noiza-assets.eu\/sfft\/2020\/04\/Alabarde-Spaziali-10-Tonelli-B-265x149.jpg 265w, https:\/\/sfft.noiza-assets.eu\/sfft\/2020\/04\/Alabarde-Spaziali-10-Tonelli-B-531x299.jpg 531w, https:\/\/sfft.noiza-assets.eu\/sfft\/2020\/04\/Alabarde-Spaziali-10-Tonelli-B-608x342.jpg 608w, https:\/\/sfft.noiza-assets.eu\/sfft\/2020\/04\/Alabarde-Spaziali-10-Tonelli-B-758x426.jpg 758w, https:\/\/sfft.noiza-assets.eu\/sfft\/2020\/04\/Alabarde-Spaziali-10-Tonelli-B-85x48.jpg 85w, https:\/\/sfft.noiza-assets.eu\/sfft\/2020\/04\/Alabarde-Spaziali-10-Tonelli-B-171x96.jpg 171w, https:\/\/sfft.noiza-assets.eu\/sfft\/2020\/04\/Alabarde-Spaziali-10-Tonelli-B-600x338.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\n<p><strong>Alex Tonelli<\/strong> \u00e8 nato in riva all\u2019Adda nel 1977 e si \u00e8 laureato in Filosofia a Milano con una tesi contro il libero arbitrio. Connettivista da sempre, ha curato la rubrica Ermetica Ermenuetica sul bollettino del Movimento NeXT e la raccolta di poeti connettivisti \u201cConcetti Spaziali, Oltre\u201d (Kipple Officina Libraria). \u00c8 presente nelle antologie \u201cFrammenti di una Rosa Quantica\u201d (Kipple Officina Libraria), \u201cNuove Eterotopie\u201d (Delos Libri) e \u201cLa prima frontiera\u201d (Kipple Officina Libraria) e dal 2015 \u00e8 il curatore della collana di poesia VersiGuasti per la Kipple Officina Libraria. Ha pubblicato una silloge di poesie dal titolo \u201cOltremuro\u201d (Kipple Officina Libraria). Attualmente vive a Trieste.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><b>L&#8217;ultima stanza del mondo &#8211; Prima parte<\/b> di Alex Tonelli <a class=\"g1-link g1-link-more\" href=\"https:\/\/www.sciencefictionfestival.org\/en\/alabarde-spaziali-storie-di-fantascienza-a-est-9\/\">More<\/a><\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":25255,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"cybocfi_hide_featured_image":"","footnotes":""},"categories":[68,67,69],"tags":[],"class_list":["post-18787","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-alabarde-spaziali","category-tsff-2020","category-tsff-extras"],"acf":[],"wps_subtitle":"\"L'ultima stanza del mondo - Prima parte\" di Alex Tonelli","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.sciencefictionfestival.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18787","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.sciencefictionfestival.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.sciencefictionfestival.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sciencefictionfestival.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sciencefictionfestival.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=18787"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.sciencefictionfestival.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18787\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sciencefictionfestival.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/25255"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.sciencefictionfestival.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=18787"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sciencefictionfestival.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=18787"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sciencefictionfestival.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=18787"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}