{"id":18608,"date":"2020-04-03T09:36:49","date_gmt":"2020-04-03T07:36:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sciencefictionfestival.org\/?p=18608"},"modified":"2021-08-19T11:52:10","modified_gmt":"2021-08-19T09:52:10","slug":"alabarde-spaziali-storie-di-fantascienza-a-est-6","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sciencefictionfestival.org\/en\/alabarde-spaziali-storie-di-fantascienza-a-est-6\/","title":{"rendered":"Alabarde spaziali \u2013 Storie di fantascienza a est #06"},"content":{"rendered":"<h3><strong>Capo in B<\/strong> di Zeno Sarracino<\/h3>\n<p>Hashtur rovistava nella spazzatura con il tentacolo destro, mentre il sinistro grattava la palpebra dell&#8217;unico occhio nella protuberanza del capo. Liber\u00f2 dalla polvere un pezzo di lamiera rosso, triangolare, ricoperto di ruggine: il grande occhio di Hashtur lacrim\u00f2 nel mettere a fuoco le parole sul cartello.<\/p>\n<p>\u2013 STOP \u2013<\/p>\n<p>La bocca, collocata nell&#8217;inguine, pronunci\u00f2 l&#8217;arcana parola con suoni gutturali.<br \/>\nHashtur si domand\u00f2, mentre continuava a strofinarsi la palpebra, quale significato avesse potuto avere quel misterioso oggetto. <em>Uno strumento cerimoniale, forse?<\/em> Osserv\u00f2 i contorni del cartello.<br \/>\nLa forma triangolare echeggiava un significato nascosto, carico di minaccia, e altrettanto quel colore bianco su sfondo rosso, cos\u00ec vibrante nonostante i secoli. I resti di un&#8217;asta grigia, un tempo fissata nel cemento, protrudevano dalla lamiera.<\/p>\n<p>\u2013 Adad! \u2013<\/p>\n<p>Si gir\u00f2 verso il compagno, gracidando dal ventre.<br \/>\nAdad rispose al saluto agitando entrambi i tentacoli.<br \/>\n<em>Ancora un ragazzo<\/em>, si rimprover\u00f2 Hashtur, <em>appena cent&#8217;anni di et\u00e0<\/em>.<br \/>\nSi trascinava con il corpo oblungo, dalla forma di una lumaca abissale, recante i colori biancastri della giovinezza. La bocca inguinale digrign\u00f2 una triplice corona di denti a rostro, quando inizi\u00f2 ad arrampicarsi sul cumulo di rottami. Le ventose dei tentacoli aderivano con soffici plop alle macerie.\u00a0 Intanto, il grande occhio di Hashtur ruotava a trecentosessanta, contemplando il paesaggio.<br \/>\n<em>Una landa desolata<\/em>, pens\u00f2, <em>ma non priva di bellezza<\/em>.<br \/>\nUn mare di rifiuti si estendeva all&#8217;orizzonte: dalle profondit\u00e0 sottomarine colme di barili tossici, correnti di tegole e legname nuotavano verso la superficie, spumeggiando con creste di rigonfi sacchi di plastica. La fusoliera malridotta di un Airbus A430 affogava nel ciarpame, le ali spezzate. Qua e l\u00e0 scogli e isole di cemento affioravano nel mare di spazzatura: ciclopici macigni, barriere coralline di stracci e cavi elettrici, scheletriche ossa di ferro con ancora una carne di calcinacci.<br \/>\nIl corpo di Hashtur si gonfi\u00f2 dalla contentezza, di fronte a quello spettacolo: la pupilla nera dell&#8217;occhio si dilatava e restringeva man mano che zoomava su ogni singolo particolare. I lineamenti irriconoscibili, cancellati fino a raggiungere un&#8217;impossibile levigatezza, di due figure umanoidi, abbattute a fianco di una struttura a ogiva, che Hashtur riconobbe come una campana. Una fila di panchine di ferro, contorte e fuse, spiaggiate ai piedi della collina dove si trovava. Le ossa degli antichi occupanti ancora brillavano, incastonate da un inconcepibile calore nella struttura stessa dei manufatti. Hashtur guard\u00f2 ancora, sollevando la protuberanza del capo fino all&#8217;orizzonte lontano.<br \/>\nIl mare di ciarpame si asciugava diversi chilometri avanti, divorato da una sabbia cristallina, dalla consistenza del vetro. Un pavimento di mattoni boccheggiava nella sabbia, proteso verso l&#8217;esterno. La chierica di una bitta, di ottone lucido, rifletteva la luce della stella.<br \/>\n<em>Sole<\/em>, rimembr\u00f2 Hashtur, <em>qui lo chiamano Sole<\/em>. Non di meno, concesse, quella sorta di approdo proteso verso il deserto, un molo quasi, cos\u00ec lungo e solitario, era qualcosa d&#8217;inedito, pure in quell&#8217;infernale collezione di anticaglie.<em> Audace, niente da dire<\/em>, concesse Hashtur.<br \/>\nUn ansito e il risucchio di un tentacolo che si staccava dal cemento annunciarono l&#8217;arrivo di Adad. Aveva l&#8217;occhio socchiuso, costellato di striature rosse.<\/p>\n<p>\u2013 Allora? \u2013 mugugn\u00f2 \u2013 Ci \u00e8 rimasto poco tempo a disposizione, come sai bene. I Padroni vogliono una risposta e subito. \u2013<\/p>\n<p>Hashtur curv\u00f2 la protuberanza e con una lenta torsione afferr\u00f2 con i due tentacoli un oggetto rotondo, dalle dimensioni di un palloncino. La bocca di Adad esal\u00f2 un sospiro, mentre l&#8217;occhio si colorava di stupore.<\/p>\n<p>\u2013 \u00c8 meraviglioso \u2013 balbett\u00f2 \u2013 Non sapevo potesse esistere qualcosa d&#8217;una simile bellezza &#8211;<\/p>\n<p>\u2013 Tanto bello quanto prezioso \u2013 concord\u00f2 Hashtur. Alz\u00f2 l&#8217;oggetto a livello dell&#8217;occhio.<\/p>\n<p>I denti ghignanti di un teschio ricambiarono spenti lo sguardo di Hashtur. Questi contempl\u00f2 il giallo dell&#8217;avorio e gli occhi putridi dello scheletro, prima di riporre il reperto dentro una scarsella legata alla cinta.<\/p>\n<p>\u2013 Siamo sulla strada giusta \u2013 sottoline\u00f2, indicando il cartello. \u2013 Ho anche trovato quell&#8217;oggetto cerimoniale, senza dubbio parte del loro culto. Dobbiamo solo continuare a scavare. \u2013<\/p>\n<p>Mentre Adad si arrabattava tra i rottami, Hashtur si concesse di controllare l&#8217;astronave. Aleggiava sopra il molo invaso dalla sabbia, la sagoma luminescente nella forma di una balena. I microrganismi responsabili dell&#8217;energia nucleare della nave emanavano un impercettibile brillio, reminescente di un miraggio. Hashtur sent\u00ec qualcosa sfrecciargli davanti, si pieg\u00f2 di scatto: uno dei tentacoli saett\u00f2 in avanti, stringendo per la collottola un animale ringhiante. Era tutto un batuffolo: una coda serpeggiava avanti e indietro, degli unghioni e due triangolini a mo&#8217; di orecchie. In mezzo a tutti quei magnifici rottami, contaminati e morti da secoli, quella presenza viva disgustava profondamente Hashtur. Contaminava, con la sua vitalit\u00e0 selvaggia, la purezza artificiale del luogo. Con uno schiocco come di un elastico che si rompe, mutil\u00f2 in due il gatto selvatico, ne afferr\u00f2 la testa dagli occhietti che ancora sbattevano e la divor\u00f2 in un sol boccone. <em>Secoli di contaminazione radioattiva e ancora cos\u00ec tanta vita, cos\u00ec tanta natura&#8230; deprimente<\/em>, pens\u00f2, consolandosi con il ruminare degli ossicini del micio.<br \/>\nIl rimbombo di un tuono, lo stridio di una tonnellata di sassi in movimento e infine un urlo sottile: Hastur si volt\u00f2, solo per vedere Adad scivolare strillando in un crepaccio. Le grida del giovane perforarono le membrane acustiche di Hashtur, mentre si avvicinava con cautela alla fossa che si era spalancata nella collina. Un cartellone di diversi metri, raffigurante una figura umanoide che trangugiava una sostanza, giaceva in un angolo. Hashtur la guard\u00f2 sbattendo l&#8217;occhio, riconoscendovi un&#8217;altra sacra icona. Un rituale di morte, forse, suggellato da quel \u201cCoca Cola\u201d inciso a lettere gigantesche. Probabilmente l&#8217;umanoide beveva il sangue dei suoi nemici nelle speciali occasioni, per assimilarne la potenza. Un avviso, ignorato dall&#8217;incauto Adad.<br \/>\nSvelato dal cartellone, un pavimento di vetro, ora infranto. Un pozzo di cartacce e sacchi di plastica si spalancava nel fianco della collina, scendendo nelle profondit\u00e0 di quel mare di spazzatura. Hashtur sospir\u00f2, scuotendo la protuberanza, poi afferr\u00f2 dalla scarsella un organismo-torcia, lo strizz\u00f2 per farlo impaurire e fargli secernere la luminescenza necessaria. Lo gett\u00f2 nel pozzo, guardando la luce penetrare l&#8217;oscurit\u00e0 sottostante. Le pareti del pozzo sembravano solide e il fondo non era troppo distante, a giudicare dai singhiozzi ingrati di Adad.<br \/>\nUn tentacolo alla volta, Hashtur discese nell&#8217;oscurit\u00e0.<br \/>\nUna fanghiglia terrosa caratterizzava il fondo del pozzo. Hashtur strizz\u00f2 un altro organismo-torcia, prima di fargli mordere la sua spalla, affinch\u00e9 funzionasse da illuminazione portatile e gli lasciasse liberi i tentacoli. A diverse decine di metri dalla superficie, il pozzo rivelava un rozzo edificio di pietra. Hashtur si guard\u00f2 intorno: bacheche di legno, con i vetri infranti, un mobile di plastica ingombro di carta e una tinozza piena di terra. Hashtur si avvicin\u00f2 prima alle bacheche, ammirando all&#8217;interno una serie di oggetti di legno e ferro. Mazze e spade, lesse da un cartiglio della bacheca. Erano molto belle, rimugin\u00f2, anche se non riusciva a comprenderne l&#8217;utilit\u00e0. Strumenti per mangiare o forse per riprodursi o addirittura per grattarsi la protuberanza. Innocui: poco, ma sicuro.<br \/>\nIl mobiletto di plastica aveva diversi cassetti. Ci armeggi\u00f2 per qualche minuto, prima di farne scaturire un rivolo di carta. Erano pezzi di carta verdi, tutti eguali, con sopra un numero. Hashtur rinunci\u00f2 a comprenderne l&#8217;utilizzo: sembravano buoni per la pulizia corporale, con il numero corrispondente alla grandezza del pezzo. Cinquanta di quegli \u201ceuro\u201d quando sei davvero sporco, venti quando hai meno da espellere e cos\u00ec via.<br \/>\nLa tinozza era piena di terra e ospitava, coltivati in fila, diversi funghi luminescenti. Una paletta giaceva a lato della vasca, ancora fresca di terra. I funghi erano cresciuti da poco, osservo Hashtur. <em>Qui ci vive ancora qualcuno! E Adad, dov&#8217;\u00e8 finito? Maledetto sciagurato&#8230;<br \/>\n<\/em>Lo trov\u00f2 accucciato dietro la carcassa di un&#8217;automobile.<\/p>\n<p>\u2013 Tutto bene&#8230; Come diamine hai fatto&#8230; \u2013<\/p>\n<p>Adad lo azzitt\u00ec con un colpo di tentacolo, ne avvicin\u00f2 la punta alla bocca. Indic\u00f2 <em>qualcosa<\/em> dietro ad Hashtur, gesticolando. Hashtur si volse con lentezza deliberata. Sentiva la bocca digrignare e agitarsi, il corpo cambiare colore dalla tensione. Hashtur represse il fremito nei tentacoli, sbatt\u00e9 la palpebra dell&#8217;occhio. Si prepar\u00f2 a fronteggiare il terrore assoluto che aveva cacciato Adad nelle tenebre.<br \/>\nE scoppi\u00f2 a ridere, ogni tensione svanita.<\/p>\n<p>\u2013 Hai paura di lui, Adad? Un essere cos\u00ec insignificante, cos\u00ec piccolo&#8230; \u2013<\/p>\n<p>Hashtur riconobbe dal cranio il profilo di un umanoide: due occhi catarrosi, quell&#8217;appendice chiamata naso, la bocca minuscola, il corpo sgraziato. Una gran massa di pelo copriva la faccia dell&#8217;essere, dai capelli alla barba, mentre un torace emaciato mascherava le ossa, protese sotto una pelle raggrinzita, colorata del rosso di ustioni cicatrizzate. Un lembo di tessuto copriva le terga, a cui seguivano gambe dalle ginocchia calcificate a causa dei calli e grossi piedi ritorti.<br \/>\nHashtur osserv\u00f2 l&#8217;uomo avanzare gattoni, prima di accucciarsi e abbaiare una serie d&#8217;incomprensibili suoni. Le mani che si agitavano e i guaiti continui stremavano lo sguardo, osserv\u00f2 Hashtur, concedendo qualche punto al collega. Ma quella cosa chiamata \u201cuomo\u201d restava un affarino minuscolo, neanche due metri di altezza rispetto ai suoi cinque. Un povero essere, nemmeno in grado di cambiare il colore della pelle a seconda dell&#8217;emozione e del messaggio che voleva trasmettere. <em>Probabilmente \u00e8 proprio per questo motivo<\/em>, medit\u00f2 Hashtur, <em>che sente il bisogno di parlare e gesticolare cos\u00ec tanto.<br \/>\n<\/em>Cosa diamine era quel gesto con l&#8217;indice della mano puntata verso la bocca?<br \/>\nSi avvicin\u00f2 all&#8217;umanoide con movimenti lenti. La bocca era un baratro di gengive infiammate e monconi marci. Hashtur riconobbe dall&#8217;esperienza con i microrganismi sulla nave le ustioni derivanti dalle radiazioni nucleari, rimarginatosi dopo decenni.<br \/>\nQuel gesto&#8230; cosa accidenti desiderava quello stupido animale?<br \/>\nAnalizz\u00f2 la tinozza e i resti dei funghi smangiati lungo il bordo. Hashtur apr\u00ec allora la scarsella e pesc\u00f2 un altro piccolo organismo, modellato a forma di cilindro. Lo massaggi\u00f2 affinch\u00e9 secernesse il suo liquido, del quale assaggi\u00f2 una sorsata rivitalizzante. L&#8217;offr\u00ec avvolto nel tentacolo all&#8217;uomo, che indietreggi\u00f2 mugolando. Il selvaggio aveva gli occhi sbarrati, le braccia incrociate sul petto: <em>sbaglio qualcosa<\/em>, riflett\u00e9 Hashtur, <em>non \u00e8 questo il modo corretto<\/em>.<br \/>\nStrisci\u00f2 verso le bacheche, alla ricerca di un contenitore. Lesse dal cartiglio: tazza di porcellana, era Ming. Massaggi\u00f2 l&#8217;organismo fino a riempire la tazzina, la offr\u00ec all&#8217;uomo.<br \/>\nQuel barbaro animale gett\u00f2 subito a terra la tazza, la infranse in mille pezzi! Quale spreco, sbrait\u00f2 tra se e se Hashtur, tutto quel liquido l&#8217;avrebbe come minimo tenuto sveglio un&#8217;intera notte. Il meglio delle sue scorte, nientemeno.<br \/>\nL&#8217;umanoide continuava a gesticolare, con quell&#8217;indice puntato verso la bocca e quel mugolio continuo. Hashtur prov\u00f2 un&#8217;altra tazzina, solo per vederla infranta. Tent\u00f2 una tazza grande, una tazzina piccola, una tazza di colore diverso, una tazza di plastica dal mobile&#8230;<br \/>\nUn servizio da te giaceva distrutto sul pavimento. Hashtur brontol\u00f2, valut\u00f2 se spaccare il collo all&#8217;uomo. Adad gli picchiett\u00f2 sulla protuberanza con un tentacolo, gli porse un nuovo contenitore. Era simile alle \u201ctazzine\u201d, ma dalla forma semplice: un cilindro corto e basso, composto di vetro. Ci vers\u00f2 le ultime riserve della sostanza, riempiendolo fino all&#8217;orlo. L&#8217;animaletto espulse fino all&#8217;ultima goccia il liquido nero pece, prima di secernere con le ultime forze uno strato bianco. Hashtur propose quella prelibatezza all&#8217;uomo, sospirando.<br \/>\nIl selvaggio dilat\u00f2 gli occhi, batt\u00e9 il palmo della mano contro il pugno, sorridendo. Si sedette a gambe incrociate, afferr\u00f2 con mignolo sollevato il bicchiere e assapor\u00f2 la bevanda. Si lecc\u00f2 i baffi, prima di riprendere a gesticolare e sbraitare. Indicava ora il bicchiere, ora Hashtur. Questi gemette, <em>non la smette proprio mai di parlare! <\/em>e scosse la protuberanza, mostrando il piccolo organismo svuotato.<\/p>\n<p>\u2013 Basta, basta! Non abbiamo altro liquido, ci arrivi o no? Niente. Pi\u00f9. Liquido. \u2013<\/p>\n<p>L&#8217;uomo continuava a indicare il bicchiere e accompagnava il gesto con tre parole. Hashtur si lambicc\u00f2 la protuberanza, cercando di ricordare lingua e dialetti della razza umana, relativamente all&#8217;area dove si trovava. Riconobbe dopo qualche minuto la sillaba \u201cB\u201d.<br \/>\n<em>Senza dubbio<\/em>, riflett\u00e9, <em>vuole trasmettermi un profondo ragionamento: un messaggio di pace, di fratellanza, di riconoscenza&#8230;<br \/>\n<\/em>Adad era A, Hashtur era B. Quell&#8217;umano forse contava tramite l&#8217;alfabeto. Dopo mezz&#8217;ora e un lungo colloquio con Adad, Hashtur riconobbe la seconda parola, \u201cCapo\u201d. Capo come guida, padrone, essere superiore: quell&#8217;animale non poteva che riferirsi a lui, Hashtur. Quindi, ricapitolando: Hashtur era sceso nel pozzo subito dopo Adad ed era pertanto \u201cB\u201d, ma era anche il padrone, il \u201cCapo\u201d. Hashtur: \u201cCapo in B\u201d. Gonfi\u00f2 il corpaccione, lusingato dal complimento.<br \/>\nQuesto significa che non solo quest&#8217;umano \u00e8 vivo e vegeto &#8211; ragion\u00f2 Hashtur &#8211; ma persino nel pieno possesso delle sue facolt\u00e0 mentali e linguistiche, con tanto di lingua e dialetto della zona pienamente conservatesi dopo cos\u00ec tanti decenni di bombardamento radioattivo. In altre parole, qualcuno ancora abita questo colle e questo mare di spazzatura e infesta, come quell&#8217;animale catturato all&#8217;aperto, la bellezza sterile del paesaggio.<br \/>\nAfferr\u00f2 come Adad dalla scarsella dell&#8217;altro cibo e liquido, che lasci\u00f2 ai piedi dell&#8217;uomo, affinch\u00e9 non li disturbasse nella risalita e se ne restasse nel suo buco. Sulla cima del colle, Hashtur assapor\u00f2 il vento denso di liquami, prima d&#8217;iniziare la lenta discesa verso l&#8217;astronave.<br \/>\nHashtur si sentiva la protuberanza leggera e color\u00f2 il corpaccione di rosso dalla soddisfazione. Frug\u00f2 nella scarsella fino a rinvenire un altro piccolo organismo dalla forma arcuata: dopo averlo strofinato alla testa, lo convinse ad allungare un&#8217;antenna.<br \/>\nLo accost\u00f2 alle membrane acustiche, controll\u00f2 la ricezione.<\/p>\n<p>\u2013 Pronto, pronto, mi senti? La ricerca \u00e8 finita, prepara i motori. Io e Adad abbiamo verificato la presenza di esseri viventi e persino di un essere umano, ancora fermo alla famiglia<em> sapiens sapiens<\/em>. S\u00ec, hai capito bene, ancora in grado di parlare e ragionare. Gli abbiamo lasciato del cibo. Pienamente d&#8217;accordo: un bombardamento planetario non \u00e8 bastato, o tre testate nucleari su larga scala per cancellarne la presenza. Sono resistenti, questi umani. Un altro paio di secoli e forse si decideranno ad estinguersi. \u2013<\/p>\n<p>Hashtur accarezz\u00f2 il cranio d&#8217;uomo nella scarsella, prima di dirigersi verso la rampa dell&#8217;astronave.<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/sfft.noiza-assets.eu\/sfft\/2020\/04\/foto-di-gabriele-turco.jpg\" alt=\"\" width=\"960\" height=\"638\" class=\"alignnone size-full wp-image-25217\" srcset=\"https:\/\/sfft.noiza-assets.eu\/sfft\/2020\/04\/foto-di-gabriele-turco.jpg 960w, https:\/\/sfft.noiza-assets.eu\/sfft\/2020\/04\/foto-di-gabriele-turco-300x199.jpg 300w, https:\/\/sfft.noiza-assets.eu\/sfft\/2020\/04\/foto-di-gabriele-turco-768x510.jpg 768w, https:\/\/sfft.noiza-assets.eu\/sfft\/2020\/04\/foto-di-gabriele-turco-758x504.jpg 758w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/p>\n<p><strong>Zeno Saracino<\/strong> \u00e8 nato a Trieste nel 1992.<br \/>\nHa iniziato lo studio della storia locale all&#8217;Universit\u00e0 di Trieste con una tesi triennale sulla rivoluzione del 1848 a Gorizia e ha approfondito la passione per la Mitteleuropa con una tesi magistrale in Storia dell&#8217;ebraismo sulla vita a Vienna dell&#8217;intellettuale Filippo Zamboni.<br \/>\nNegli anni ha lavorato con Italia Nostra nella salvaguardia del patrimonio di archeologia industriale del Porto Vecchio di Trieste. Collabora con le case editrici Watson Edizioni e Lettere Elettriche, mentre a livello giornalistico scrive per la testata Trieste All News.<br \/>\nHa pubblicato nel 2018 il saggio \u201cTrieste Asburgica: l&#8217;arte al servizio dell&#8217;industria\u201d con centoParole edizioni. Lo studio della tesi magistrale \u00e8 poi sfociato nel saggio \u201cFilippo Zamboni: un repubblicano in Austria-Ungheria\u201d edito da Quaderni Giuliani di Storia.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><b>Capo in B<\/b> di Zeno Sarracino <a class=\"g1-link g1-link-more\" href=\"https:\/\/www.sciencefictionfestival.org\/en\/alabarde-spaziali-storie-di-fantascienza-a-est-6\/\">More<\/a><\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":25219,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"cybocfi_hide_featured_image":"","footnotes":""},"categories":[68,67,69],"tags":[],"class_list":["post-18608","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-alabarde-spaziali","category-tsff-2020","category-tsff-extras"],"acf":[],"wps_subtitle":"Capo in B di Zeno Sarracino","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.sciencefictionfestival.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18608","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.sciencefictionfestival.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.sciencefictionfestival.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sciencefictionfestival.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sciencefictionfestival.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=18608"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.sciencefictionfestival.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18608\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sciencefictionfestival.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/25219"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.sciencefictionfestival.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=18608"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sciencefictionfestival.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=18608"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sciencefictionfestival.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=18608"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}