{"id":16823,"date":"2018-05-19T18:55:45","date_gmt":"2018-05-19T16:55:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.sciencefictionfestival.org\/?p=16823"},"modified":"2021-11-16T11:24:06","modified_gmt":"2021-11-16T10:24:06","slug":"cannes-2018-masterclass-di-christopher-nolan","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sciencefictionfestival.org\/en\/cannes-2018-masterclass-di-christopher-nolan\/","title":{"rendered":"Cannes 2018 &#8211; Masterclass di Christopher Nolan"},"content":{"rendered":"<p>Christopher Nolan, al Festival di Cannes, non c\u2019era ancora mai stato. E per un regista bigger than life come lui, la prima volta, non poteva di certo passare inosservata.<br \/>\n\u00c8 stato convocato sulla Croisette per presentare 2001: Odissea nello Spazio di Stanley Kubrick &#8211; il film che lo fece innamorare del cinema &#8211; in una nuova versione restaurata in 70mm supervisionata in prima persona dallo stesso Nolan: \u00abvederlo all\u2019epoca mi convinse che col cinema si potesse fare tutto, ma soprattutto spingere i limiti oltre l\u2019impossibile. Lo vidi la prima volta quando torn\u00f2 in sala, sull\u2019onda del successo incredibile di Star Wars di George Lucas. Avevo sette anni e ricordo che mio padre mi port\u00f2 a vederlo in una sala con uno schermo enorme, in 70 mm, al cinema di Leicester Square a Londra: fu qualcosa di sovrannaturale per me che ero solo un bambino; fu come essere trasportato in un\u2019altra dimensione\u00bb.<\/p>\n<p>\u00c8 forse proprio con queste parole, con questo sogno cinematografico ad occhi aperti, che potremmo descrivere lo spirito e le ambizioni che hanno sempre contraddistinto il cinema e lo stile di narrare le storie di uno come Christopher Nolan. Come scrisse all\u2019uscita di Inception il critico cinematografico Roberto Manassero, il regista britannico \u00e8 \u201cil prototipo dell\u2019autore hollywoodiano contemporaneo: ambizioso ed eccessivo, magniloquente e melodrammatico, narratore popolare ma sognatore appassionato, mainstream nella forma e indipendente nell\u2019ispirazione, perfettamente a proprio agio nel sistema ma, nonostante ci\u00f2, capace di ribadire a ogni occasione la forza della propria voce\u201d.  Quel tipo di autore a cui \u00e8 permesso spendere 160 milioni di dollari per fare un film in cui c\u2019\u00e8 un sogno dentro a un sogno, dentro ad un altro sogno, in cui i palazzi si capovolgono su loro stessi e le trottole non smettono mai di girare; di costruire opere basate su idee che sembrano dei deliri di onnipotenza e sogni che non pongono limiti all\u2019immaginazione. <\/p>\n<p>Perfettamente consapevole &#8211; ed entusiasta &#8211; di questo, Nolan racconta che \u00abcon i film ad alto budget la cosa bellissima \u00e8 che puoi creare degli scenari in cui calare totalmente lo spettatore, permettendogli un\u2019immersione totale in un mondo completamente nuovo. Mi sono accorto che alla fine i miei film corrispondono sempre all\u2019idea originaria con cui sono nati e questo mi conforta, perch\u00e9 significa che sono realizzati a partire da fondamenta molto solide e che in questo senso permettono allo spettatore di costruire il proprio film durante la visione, con la stessa libert\u00e0 che ho io in fase creativa. Tutto questo pu\u00f2 effettivamente concretizzarsi solo se alla base di ogni progetto c\u2019\u00e8 uno spunto drammaturgico degno di questo nome. E infatti non ringrazier\u00f2 mai abbastanza mio padre che mi costrinse a prendere una laurea \u201cvera\u201d in letteratura, dicendo che se avessi voluto avrei potuto fare cinema dopo. Perch\u00e9 proprio grazie a quegli studi ho potuto imparare a muovermi nelle strutture letterarie, tra i miti e le storie, capendo l\u2019importanza del simbolismo che viene costruito nell\u2019immaginazione\u00bb.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 proprio dagli studi letterari che nasce la passione sfrenata di Nolan nei confronti del noir, genere da cui \u00e8 partito per la realizzazione di qualsiasi sua opera: \u00abi miei temi ricorrenti mi portano sempre altrove, al mistero della mente, al senso di colpa e di giustizia, alla fiducia e al tradimento. Ed il noir fa esattamente questo: attinge ed estrapola le nostre paure pi\u00f9 recondite e i nostri desideri pi\u00f9 proibiti. La figura della femme fatale, la fantasia della vendetta sono infatti esagerazioni delle nostre preoccupazioni quotidiane\u00bb. Da qui \u00e8 iniziata anche la ridefinizione di un genere all\u2019epoca ancora non cos\u00ec esplorato come quello dei cinecomic, che ha trovato nella trilogia nolaniana dedicata al Cavaliere Oscuro uno dei suoi massimi vertici. \u00abFino a quel momento l\u2019aspetto meno approfondito di un personaggio come Batman era proprio la sua dimensione noir; un genere in realt\u00e0 perfetto per raccontare il suo mondo, dove i personaggi vengono giudicati dalle azioni e non dalle parole. Questo mi ha permesso di ripensare ad un\u2019intera mitologia partendo da sentimenti incredibilmente umani come la paura e il senso di colpa, che proprio nel noir vengono vengono messi in primo piano\u00bb. <\/p>\n<p>Forse non \u00e8 quindi un caso che ogni esperienza cinematografica diretta da Christopher Nolan, prima ancora di provare a ricreare quelle sensazioni \u201csovrannaturali\u201d scaturite dalla sua prima visione di 2001: Odissea nello Spazio di Stanley Kubrick, mette sempre al centro di tutto l\u2019essere umano. Sia da un punto di vista drammaturgico, con le incertezze, i timori e la tenacia veicolati dai personaggi, che spettatoriale. Perch\u00e9 \u00e8 chiaro, dalle sue parole, che solo cos\u00ec &#8211; solo partendo da queste fondamenta &#8211; che \u00e8 possibile creare dei viaggi in grado di generare stupore e meraviglia. Viaggi talmente grandi da essere \u00abdifficili da immaginare e raccontare. E io non sono uno che si accontenta\u00bb.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Christopher Nolan, al Festival di Cannes, non c\u2019era ancora mai stato. 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