{"id":14449,"date":"2016-12-06T16:04:23","date_gmt":"2016-12-06T15:04:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.sciencefictionfestival.org\/?p=14449"},"modified":"2022-01-27T10:53:03","modified_gmt":"2022-01-27T09:53:03","slug":"cinelab-approaching-the-unknown-samuel-antichi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sciencefictionfestival.org\/en\/cinelab-approaching-the-unknown-samuel-antichi\/","title":{"rendered":"CineLab &#8211; Approaching the Unknown visto da Samuel Antichi"},"content":{"rendered":"<p>Il capitano William Stanaforth (Mark Strong) per tutta la vita ha cercato di superare non solo i propri limiti ma di essere al di sopra delle soglie imposte dalla natura umana, a valicare i confini della scienza. Avendo gi\u00e0 visto e avendo gi\u00e0 vissuto tutte le esperienze che il pianeta Terra potesse offrirgli, decide di compiere quel grande salto nel vuoto che l&#8217;intera umanit\u00e0 non era ancora riuscita a compiere, un passo verso la colonizzazione di Marte. Intraprende quindi un viaggio in solitaria, in contatto con la Terra tramite videocomunicazioni con la NASA e il suo fidato amico e collega Skinny (Luke Wilson), lungo 270 giorni, verso il pianeta rosso, verso l&#8217;ignoto, verso lo spazio profondo. Una missione apparentemente suicida, la cui programmazione \u00e8 stata resa possibile esclusivamente grazie ad un reattore in grado di scomporre le particelle di sabbia ottenendo acqua potabile, progettato dal capitano stesso, indispensabile per ovviare alla mancanza di riserve idriche e quindi per portare la vita sul pianeta. <\/p>\n<p>Presentato in anteprima mondiale al Sundance Film Festival dove si \u00e8 aggiudicato il NHK Award, <em>Approaching the Unknown <\/em>(2016), il debutto nel lungometraggio del regista Americano Mark Elijah Rosenberg \u00e8 stato presentato al Trieste Science+Fiction Festival 2016 nella sezione Neon: Concorso Internazionale, nella quale vengono presentate opere prime seconde e terze di autori internazionali. Per motivi estetici e tematici, ma anche economici, il film rifiuta l&#8217;impalcatura immaginifica contornata da effetti speciali che caratterizza la gran parte delle produzioni Hollywoodiane, non rinunciando comunque ad alcune sequenze di grande impatto visivo rappresentanti la \u201cvastit\u00e0\u201d e \u201cdensit\u00e0\u201d del cosmo. Guardando con occhio cinefilo e citazionista le opere che hanno formato il genere cos\u00ec come la propria infanzia e adolescenza, il regista riesce, tuttavia, ad evitare di farsi surclassare dai padri della fantascienza che tanto lo hanno ispirato. Il film ci apre le porte su uno scenario credibile, una realt\u00e0 plausibile, in cui il viaggio verso Marte viene compiuto in una navicella spaziale angusta, dove si svolge quasi la totalit\u00e0 della narrazione, senza supercomputer di bordo, senza lettino criogenico, da una sola persona, i cui occhi riflettono paura e magia mentre si perdono nella contemplazione dell&#8217;infinito. <\/p>\n<p>Un racconto personale e privato\u00a0sull&#8217;ambizione di un uomo, con i propri dubbi, le proprie insicurezze, pronto a compiere un tentativo estremo al fine di provare, anche solo per un secondo, la meraviglia, l&#8217;esperienza di mettere piede in un luogo in cui nessuna forma di vita \u00e8 mai vissuta o morta prima. Un viaggio verso l&#8217;ignoto in cui i pericoli non sono n\u00e9 fantasmi n\u00e9 creature aliene, ma i demoni interiori, la sfrontatezza e l&#8217;arroganza del protagonista che pensava di poter controllare la natura e gli elementi, ma che presto si deve rendere conto dei propri errori di calcolo e di coscienza.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il capitano William Stanaforth (Mark Strong) per tutta la vita ha cercato di superare non solo i propri limiti ma di essere al di sopra delle soglie imposte dalla natura umana, a valicare i confini della scienza. 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