{"id":14101,"date":"2016-10-30T14:17:46","date_gmt":"2016-10-30T13:17:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.sciencefictionfestival.org\/?p=14101"},"modified":"2022-01-27T11:04:06","modified_gmt":"2022-01-27T10:04:06","slug":"incontri-di-futurologia-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sciencefictionfestival.org\/en\/incontri-di-futurologia-2\/","title":{"rendered":"Incontri di futurologia"},"content":{"rendered":"<p>Gli Incontri di Futurologia si apriranno la mattina del 2 novembre con Carlo Fonda dello SciFabLab dell\u2019ICTP, che promette di farci vedere e toccare con mano alcune piccole grandi meraviglie della tecnologia quotidiana. Dalla scienza hard alla riflessione filosofica con due ingegneri-epistemologi dell\u2019Universit\u00e0 di Trieste: Paolo Gallina (vincitore del premio Galileo per la divulgazione scientifica con \u201cL\u2019anima delle macchine\u201d) e Giuseppe O. Longo, che da anni porta avanti il suo discorso sul rapporto tra l\u2019uomo e la tecnologia. E poi la ricerca di nuove Terre nel cosmo di cui ci racconter\u00e0 Paolo Molaro dell\u2019Osservatorio astronomico. E magari un giorno dovremo procurarci davvero una seconda Terra, se si avvereranno certi scenari del clima prossimo venturo di cui ci parler\u00e0 Michele Rebesco dell\u2019OGS. <\/p>\n<p>Del passato remoto della nostra specie tratter\u00e0 invece Claudio Tuniz dell\u2019ICTP, fisico con la passione della paleo-antropologia, che ci porter\u00e0 sui monti Altaj, tra la Siberia e il Gobi. Infine Marina Cobal, che al CERN di Ginevra guida il team italiano dell\u2019esperimento Atlas al mega-acceleratore LHC, ci racconter\u00e0 gli orizzonti inediti che si sono aperti quattro anni fa dopo la \u201ccattura\u201d del bosone di Higgs.<\/p>\n<p>Alle due giornate scientifiche del 2 e 3 novembre far\u00e0 seguito la fanta-giornata del 5 novembre, che si aprir\u00e0 con il consueto incontro con il vincitore del premio Urania, Luca Cremoni Baroncini.<br \/>\nA seguire, Giuseppe Lippi, curatore di Urania, ci racconter\u00e0 i tre progetti portati a compimento nei mesi scorsi: il monumentale omnibus che raccoglie tutti i romanzi e i racconti che H. P. Lovecraft dedic\u00f2 al mostruoso mito di Cthulhu; il volume che racchiude il romanzo e i racconti che vedono Conan, protagonista usciti dalla penna del suo creatore Robert E. Howard; la nuova traduzione di un classico di Ray Bradbury, \u201cFahrenheit 451\u201d.<br \/>\nA chiudere, i 25 anni delle avventure a fumetti di Nathan Never rivissuti assieme a Bepi Vigna, uno dei suoi sceneggiatori storici.<\/p>\n<p><strong>MERCOLED\u00cc 02 NOVEMBRE<\/strong><br \/>\n10.15<br \/>\nSaluto del Magnifico Rettore dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Trieste Maurizio Fermeglia<\/p>\n<p>10.30<br \/>\n<strong>Fabulous Laboratories: \u201cIo ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi&#8230;\u201d <\/strong><br \/>\nCarlo Fonda (ICTP, SciFabLab)<br \/>\nmoderatore: Fabio Pagan<br \/>\nLa tecnologia di oggi rende possibili cose davvero incredibili, trasformando la fantascienza in realt\u00e0 quotidiana. Pensiamo alle automobili che si guidano da sole, alle case e alle protesi stampate in 3D, all&#8217;intelligenza artificiale che ci assiste dai nostri telefonini, all\u2019internet delle cose. Dietro a tutte queste e a moltissime altre &#8220;magie tecnologiche&#8221; ci sono per\u00f2 delle importanti scoperte scientifiche, senza le quali non sarebbe stato possibile un cos\u00ec rapido progresso. In questo breve incontro vedremo come la tecnologia dei fablab, la ricerca scientifica e la passione per il &#8220;fai da te&#8221; dei maker concorrono a costruire il nostro futuro quotidiano.<br \/>\n[Il titolo \u00e8 l&#8217;incipit del celebre monologo del replicante di Blade Runner: \u201cI&#8217;ve seen things you people wouldn&#8217;t believe. Attack ships on fire off the shoulder of Orion. I watched C-beams glitter in the dark near the Tannh\u00e4user Gate. All those moments will be lost in time, like tears&#8230;in&#8230;rain. Time to die.\u201d]<\/p>\n<p>11.15<br \/>\n<strong>L\u2019anima delle macchine. Che cosa sogneranno robot e androidi?<\/strong><br \/>\nPaolo Gallina &#038; Giuseppe O. Longo (Universit\u00e0 di Trieste)<br \/>\nmoderatore: Fabio Pagan<br \/>\nIl concetto di anima rimanda a tematiche che, al giorno d&#8217;oggi, vengono viste con sospetto negli ambienti in cui si discute di tecnologia e dalle comunit\u00e0 scientifiche. Sopravvive in culture ove i valori spirituali e\/o premesse metafisiche confinano il dibattito in una direzione in cui la tecnologia fatica a fornire contributi di interesse. Malgrado il pensiero pi\u00f9 diffuso nella societ\u00e0\u00a0 moderna sia pregno di una visione razionale e riduzionista, per cui i &#8220;fenomeni dell&#8217;anima&#8221; vengono ricondotti a processi &#8220;meccanici&#8221; dell&#8217;attivit\u00e0 neuronale, rimane il fatto che l&#8217;anima, intesa come sentimento, esperienza intima del singolo e percezione di un s\u00e9 che va al di l\u00e0 del corpo,\u00a0 \u00e8 viva in ognuno di noi, anche in chi all&#8217;anima non crede. Questo per ragioni evolutive. La percezione dell&#8217;anima, al di l\u00e0 dell&#8217;esistenza della stessa, \u00e8 un carattere distintivo dell&#8217;uomo; \u00e8, forse, la sua vera essenza. Ci\u00f2 indica che il mistero dell&#8217;anima va indagato e arricchito da considerazioni psicologiche e antropologiche. Nell&#8217;esperienza dell&#8217;interazione uomo-macchina, ci si \u00e8 resi conto che, sempre pi\u00f9 spesso, i prodotti della tecnologia acquisiscono &#8220;connotati umanizzati&#8221;. L&#8217;effetto \u00e8 tanto pi\u00f9 rilevante quanto pi\u00f9 intensa \u00e8 l&#8217;antropomorfizzazione delle macchine. Dire se una macchina potr\u00e0 un giorno avere un&#8217;anima \u00e8 una domanda destinata a non trovare risposta. Pi\u00f9 sensato \u00e8 chiedersi: quanta parte dell&#8217;anima intravediamo nei prodotti della tecnologia, e, in primis, nei robot?<\/p>\n<p>Attraverso i secoli il concetto di anima ha subito una serie di trasformazioni: dalle concezioni dualistiche di marca platonica, in cui l\u2019anima (o spirito o intelligenza o mente, sia pure con distinzioni non secondarie) si contrapponeva al corpo e si proponeva come sede della vera conoscenza ed era la componente immortale dell\u2019uomo; attraverso l\u2019enunciazione cartesiana della netta separazione tra res cogitans e res extensa (mente e corpo), che port\u00f2 la scienza a interessarsi del corpo lasciando alla filosofia e alla religione la cura dell\u2019anima; fino all\u2019avvento del computer e alla fondazione (1956) dell\u2019intelligenza artificiale funzionalista che, trascurando gli aspetti spiritualistici dell\u2019anima, la identific\u00f2 tout court con la mente. Il robot, unione di mente artificiale e di corpo artificiale, possiede dunque un\u2019anima: un\u2019anima artificiale, sia pure embrionale, identificata con l\u2019intelligenza razional-computante ma tendenzialmente anche spaziale e discorsiva. I ricercatori tentano di arricchire questo nucleo primigenio dotando l\u2019anima della macchina di emozioni e sensazioni (tra cui il dolore) e forse anche di coscienza, per arrivare a un\u2019imitazione (o simulazione) di una versione laica dell\u2019anima umana.<\/p>\n<p>12.00<br \/>\n<strong>Pi\u00f9 pianeti che stelle. Una, nessuna o centomila terre? <\/strong><br \/>\nPaolo Molaro (INAF &#8211; Osservatorio astronomico di Trieste)<br \/>\nmoderatore: Simona Regina<br \/>\nLa scoperta nel 1995 del primo pianeta extrasolare in orbita intorno alla stella di tipo solare 51 Peg, fatta da Mayor e Queloz, ha segnato l\u2019inizio della ricerca di esopianeti intorno ad altre stelle. Quello che prima era solo una fantasia era diventata una verit\u00e0 scientifica. Al 16 ottobre 2016, sono 3533 i pianeti confermati in 2650 sistemi planetari\u00a0 (quindi 595 multipli)\u00a0trovati in orbita attorno a stelle di tipo solare o pi\u00f9 piccole (cliccare su http:\/\/exoplanet.eu\/catalog\/ per l\u2019aggiornamento) La maggior parte per\u00f2 sono pianeti gassosi giganti di natura simile a Giove o a Urano, con periodi orbitali di qualche giorno e orbite eccentriche pi\u00f9 simili alle comete che ai pianeti del sistema solare. Tutto questo mostra che il processo di formazione di un sistema planetario presenta una variet\u00e0 di configurazioni con una vasta\u00a0gamma di masse planetarie e forme orbitali che non era stata prevista dalla teoria. La Terra per il momento rimane unica e la sfida \u00e8 quella di trovare nuove Terre, cio\u00e8 pianeti rocciosi alla giusta distanza giusta dal loro Sole affinch\u00e9 l\u2019acqua possa rimanere allo stato liquido (zona di abitabilit\u00e0). \u00c8 recente la scoperta di un pianeta di tipo \u201cterrestre\u201d attorno alla stella Proxima Centauri, la pi\u00f9 vicina al nostro sistema solare, a poco pi\u00f9 di 4 anni luce dalla Terra: \u00e8 il nostro \u201cvicino di casa\u201d. Gli esopianeti sono stati trovati attraverso la piccola variazione di velocit\u00e0 che il pianeta produce sulla stella primaria, o dalla piccola eclisse che si verifica quando il\u00a0pianeta transita davanti alla stella. L\u2019ESA e la NASA hanno in programma nuovi telescopi spaziali e si stanno costruendo strumenti per la ricerca di pianeti sempre pi\u00f9 piccoli. Qui a Trieste siamo impegnati in questa avventura con la costruzione di uno spettrografo di altissima precisione (si chiama ESPRESSO) che potr\u00e0 compiere misure di velocit\u00e0 radiale con una precisione di qualche cm\/s (il Sole si muove con un&#8217;ampiezza di 9 cm\/s a causa della forza gravitazionale della Terra) sperabilmente gi\u00e0 a partire dal 2017. <\/p>\n<p><strong>GIOVED\u00cc 03 NOVEMBRE<\/strong><br \/>\n10.30<br \/>\n<strong>Quella catastrofe climatica di 14 mila anni fa: potr\u00e0 ripetersi?<\/strong><br \/>\nMichele Rebesco (OGS)<br \/>\nmoderatore: Simona Regina<br \/>\nUna recente campagna oceanografica in Artico a bordo della nave OGS Explora e altre unit\u00e0 da ricerca ha messo in evidenza il catastrofico scioglimento della calotta polare che circa 14 mila anni fa ha causato un innalzamento del mare di una ventina di metri (quindi a un tasso di un metro ogni 17 anni). Sarebbe fantascienza apocalittica domandarsi che cosa succederebbe ai nostri giorni se si verificasse un simile scenario?  Comprendere meglio i meccanismi della fusione delle calotte glaciali e la conseguente immissione di acqua dolce negli oceani quali fattori dirompenti nei cambiamenti climatici \u00e8 compito degli scienziati. Ma la scienza pu\u00f2 andare a braccetto con la fiction per raffigurare gli scenari futuri prodotti dal cambio climatico. Nel film \u201cThe Day after Tomorrow\u201d lo scienziato che ne \u00e8 il protagonista afferma: \u201cA tempesta finita, saremo in una nuova era glaciale\u201d. E nel caso si ripetesse oggi l\u2019evento di 14 mila anni fa, il protagonista si domanderebbe forse se siamo di fronte a una nuova Atlantide?<\/p>\n<p>11.15<br \/>\n<strong>Homo sapiens &#038; c.: era in Siberia il bar di Guerre Stellari <\/strong><br \/>\nClaudio Tuniz (ICTP)<br \/>\nmoderatore: Simona Regina<br \/>\nI monti Altaj si estendono dalla Siberia al deserto dei Gobi, con un alternarsi di foreste, prati e steppe di montagna. Le temperature invernali possono arrivare a &#8211; 60 gradi. La presenza di Homo sapiens \u00e8 stata molto sporadica negli ultimi secoli. Ma non \u00e8 sempre stato cos\u00ec. Recentemente gli archeologi hanno trovato l&#8217;evidenza che in quest&#8217;area 50 mila anni fa convivevano almeno tre specie umane: noi sapiens, i Neanderthal e gli umani di Denisova, una nuova specie cui viene dato provvisoriamente il nome della caverna siberiana in cui sono stati trovati. I resti comprendono solo una falange e qualche dente, trovati negli strati sedimentari assieme a qualche strumento litico e ossa di animali, ora estinti, come leoni delle caverne e mammut.  I nuovi metodi di sequenziamento del DNA hanno permesso di identificare anche il sesso di tutti questi ominidi. Ci raccontano inoltre dettagli piccanti sulle avventure sessuali che avevano luogo fra tutte le specie umane che popolavano il continente eurasiatico durante l&#8217;ultima era glaciale. Con temperature ancora pi\u00f9 basse di quelle attuali, in Siberia avevamo trovato un altro modo di scaldarci in buona compagnia.<\/p>\n<p>12.00<br \/>\n<strong>Oltre il Bosone di Higgs: terra incognita e nuova fisica <\/strong><br \/>\nMarina Cobal (INFN Trieste, Universit\u00e0 di Udine, CERN)<br \/>\nmoderatore: Fabio Pagan<br \/>\nNel luglio 2012 il\u00a0Large Hadron Collider (LHC) di Ginevra, il pi\u00f9 potente acceleratore di particelle al mondo, ha identificato la pi\u00f9 elusiva\u00a0delle particelle subatomiche,\u00a0il bosone di Higgs,\u00a0portando a termine un\u2019impresa che\u00a0ha avuto una risonanza senza precedenti anche tra il\u00a0grande pubblico. La scoperta del\u00a0bosone di Higgs\u00a0ha chiuso mezzo secolo di fisica delle alte energie sancendo in modo\u00a0inequivocabile la validit\u00e0 della teoria nota come\u00a0Modello Standard\u00a0delle interazioni fondamentali.\u00a0Oggi possiamo affermare di aver capito come le particelle elementari (i costituenti ultimi della materia) interagiscono tra\u00a0loro attraverso le forze elettromagnetica, nucleare debole e nucleare forte fino a energie dell\u2019ordine di qualche centinaio\u00a0di GigaElettronvolt (GeV) o a distanze dell\u2019ordine di 10-16\u00a0cm. \u00a0Questo significa che\u00a0la fisica delle particelle \u00e8 arrivata\u00a0al suo (glorioso, ma finale) capolinea? In realt\u00e0, ci sono numerose evidenze che il Modello Standard non sia la teoria ultima per descrivere il nostro Universo. Nei prossimi anni,\u00a0grazie ai dati che saranno raccolti con LHC e con le nuove macchine acceleratrici che verranno costruite, si aprir\u00e0 una nuova finestra sul mondo subnucleare.<\/p>\n<p>SABATO 05 NOVEMBRE<br \/>\n10.30<br \/>\n<strong>Premio Urania 2016 \u201cPulphagus\u00ae\u201d incontro con l\u2019autore<\/strong><br \/>\nLuka B. Kremo (aka Luca Cremoni Baroncini)<br \/>\nmoderatore: Giuseppe Lippi<\/p>\n<p>11.15<br \/>\n<strong>Da Lovecraft a Howard passando per Bradbury <\/strong><br \/>\nincontro con Giuseppe Lippi<br \/>\nmoderatore: Lorenzo Codelli<\/p>\n<p>12.00<br \/>\n<strong>I 25 anni di Nathan Never <\/strong><br \/>\nincontro con Bepi Vigna (sceneggiatore), Glauco Guardigli (Sergio Bonelli Editore), Mario Alberti (disegnatore), Romeo Toffanetti (disegnatore)<br \/>\nmoderatore: Luca Luisa<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli Incontri di Futurologia si apriranno la mattina del 2 novembre con Carlo Fonda dello SciFabLab dell\u2019ICTP, che promette di farci vedere e toccare con mano alcune piccole grandi meraviglie della tecnologia quotidiana. 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