{"id":48731,"date":"2024-04-16T12:54:55","date_gmt":"2024-04-16T10:54:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sciencefictionfestival.org\/?post_type=guest&#038;p=48731"},"modified":"2024-07-18T11:57:20","modified_gmt":"2024-07-18T09:57:20","slug":"dario-argento","status":"publish","type":"guest","link":"https:\/\/www.sciencefictionfestival.org\/en\/guest\/dario-argento\/","title":{"rendered":"Dario Argento"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpb-content-wrapper\" id=\"wpb-content-root\"><div data-vc-full-width=\"true\" data-vc-full-width-temp=\"true\" data-vc-full-width-init=\"false\" class=\"vc_row wpb_row vc_row-fluid\"><div class=\"wpb_column vc_column_container vc_col-sm-1\/5\"><div class=\"vc_column-inner\"><div class=\"wpb_wrapper\"><\/div><\/div><\/div><div class=\"wpb_column vc_column_container vc_col-sm-3\/5\"><div class=\"vc_column-inner vc_custom_1706524452006\"><div class=\"wpb_wrapper\">\n\t<div  class=\"wpb_single_image wpb_content_element vc_align_center wpb_content_element\">\n\t\t\n\t\t<figure class=\"wpb_wrapper vc_figure\">\n\t\t\t<div class=\"vc_single_image-wrapper\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/sfft.noiza-assets.eu\/sfft\/2024\/04\/2003_Daro-Argento_photo.jpg\" width=\"662\" height=\"372\" style=\"width:100%;aspect-ratio:662\/372;object-fit:cover\" alt=\"\" title=\"2003_Daro-Argento_photo\" \/><\/div>\n\t\t<\/figure>\n\t<\/div>\n\n\t<div class=\"wpb_text_column wpb_content_element\" >\n\t\t<div class=\"wpb_wrapper\">\n\t\t\t<h1 style=\"text-align: center;\">Dario Argento<\/h1>\n\n\t\t<\/div>\n\t<\/div>\n<div class=\"vc_separator wpb_content_element vc_separator_align_center vc_sep_border_width_1 vc_sep_pos_align_center vc_separator_no_text wpb_content_element  wpb_content_element\"   style=\"width: 100%;\"><span class=\"vc_sep_holder vc_sep_holder_l\"><span style=\"border-top-color:#2A2A2A;\" class=\"vc_sep_line\"><\/span><\/span><span class=\"vc_sep_holder vc_sep_holder_r\"><span style=\"border-top-color:#2A2A2A;\" class=\"vc_sep_line\"><\/span><\/span>\n<\/div>\n\t<div class=\"wpb_text_column wpb_content_element\" >\n\t\t<div class=\"wpb_wrapper\">\n\t\t\t<h4 style=\"text-align: center;\">Premio Urania d&#8217;argento 2003<\/h4>\n\n\t\t<\/div>\n\t<\/div>\n\n\t<div class=\"wpb_text_column wpb_content_element vc_custom_1713264849150\" >\n\t\t<div class=\"wpb_wrapper\">\n\t\t\t<p>Regista, sceneggiatore e produttore cinematografico, nato a Roma il 7 settembre 1940. Capace di lavorare su generi cinematografici raramente affrontati dal cinema italiano (giallo, thriller, horror), ha creato un suo universo visivo ed espressivo, a tratti in debito con il cinema di Mario Bava.<br \/>\nHa inoltre assimilato e riproposto, sempre in chiave personale, il linguaggio di alcuni registi americani (Roger Corman, George A. Romero, Wes Craven). I suoi film, forti, tesi, ricchi di suggestioni, volutamente antirealisti e soprattutto capaci di suscitare forti emozioni, nascono &#8220;per essere rappresentati e non per essere letti. Nascono per immagini e non per concatenazioni di storie&#8221; (D. Argento, Profondo thrilling, 1994, p. 351). A partire dal 1973, si \u00e8 dedicato alla produzione, oltre che di film propri, anche di quelli di altri registi, fra cui Romero, Lamberto Bava, Michele Soavi. Figlio del produttore cinematografico Salvatore e di Elda Luxardo, famosa fotografa di origine brasiliana, abbandon\u00f2 presto gli studi per trasferirsi a Parigi, dove rimase per un anno vivendo di espedienti. Tornato poi a Roma inizi\u00f2 a collaborare, poco pi\u00f9 che ventenne, a giornali e riviste (in particolare al quotidiano romano &#8220;Paese sera&#8221; e a &#8220;Filmcritica&#8221;).<br \/>\nNel 1967 inizi\u00f2 l&#8217;attivit\u00e0 di sceneggiatore per film western e commedie, firmando tra l&#8217;altro, insieme a Bernardo Bertolucci, <strong>C&#8217;era una volta il West<\/strong> (1968) di Sergio Leone. Il suo esordio nella regia risale al 1970 con<strong> L&#8217;uccello dalle piume di cristallo<\/strong>, al quale hanno fatto seguito gialli di grande successo popolare (tra i quali<strong> Profondo rosso<\/strong>, 1975) e film di struttura pi\u00f9 fantastica come <strong>Suspiria<\/strong> (1977) e <strong>Inferno<\/strong> (1980). Unica eccezione in questo percorso artistico cos\u00ec caratterizzato, il film di impianto storico, ma dai toni sarcastici, <strong>Le cinque giornate<\/strong> (1973).<br \/>\nGeneralmente si considera la sua filmografia divisa in due fasi: in quella iniziale A. ha utilizzato sceneggiature dall&#8217;impianto apparentemente logico-razionale, con una serie di delitti compiuti da un assassino che viene smascherato al termine del film. A partire da <strong>Profondo rosso<\/strong>, uno dei film horror italiani degli ultimi trent&#8217;anni che ha maggiormente colpito l&#8217;immaginario dello spettatore, nelle sue storie sono risultati prevalenti gli elementi fantastici, e il dato visivo \u00e8 diventato l&#8217;aspetto centrale del film, con un impasto di emozioni barocche e una colonna sonora che ha spaziato dalla musica classica al rock pi\u00f9 ossessivo (per le scelte musicali A. si \u00e8 affidato in particolare ai Goblin). In realt\u00e0, molti elementi rivelano una decisa continuit\u00e0 del suo lavoro: la claustrofobia di ambienti e situazioni (con una Torino ricreata come citt\u00e0 incubo), le nevrosi dei suoi personaggi, un uso libero e delirante della macchina da presa che esalta la forza delle immagini senza troppo interessarsi della verosimiglianza di storie e dialoghi. Nei gialli dei primi anni, per es., ricorre un elemento decisamente antirealistico: le vittime, infatti, sono spesso pedinate dalla macchina da presa, che sembra cos\u00ec rappresentare il punto di vista dell&#8217;assassino, ma il colpo decisivo viene inferto da un diverso angolo visuale tanto da creare un effetto sorpresa per lo spettatore, violando volutamente le regole auree del giallo cinematografico. Pi\u00f9 volte colpito dalla censura (Profondo rosso \u00e8 uscito in Francia tagliato di quasi mezz&#8217;ora rispetto alla versione originale), A. ha saputo comunque conquistarsi un pubblico fedele e affezionato: le sue opere sono state distribuite in tutto il mondo ed \u00e8 sicuramente uno dei registi italiani pi\u00f9 noti all&#8217;estero. I suoi primi film (<strong>L&#8217;uccello dalle piume di cristallo<\/strong>; <strong>Il gatto a nove code<\/strong>, 1971; <strong>Quattro mosche di velluto grigio<\/strong>, 1971) hanno creato un genere e hanno avuto numerosissimi imitatori in Italia e all&#8217;estero, come testimonia la lunga serie di titoli in cui viene riproposta la zoologia fantastica che lo ha reso famoso. Anch&#8217;essi concepiti per un cast internazionale, ma meno facili da imitare, i suoi horror fantastici lo hanno avvicinato ai migliori autori dell&#8217;horror contemporaneo, quali Romero (con il quale ha instaurato un rapporto di collaborazione, essendo stato coproduttore del suo film<strong> Dawn of the dead<\/strong>, 1979, <strong>Zombi<\/strong>, e avendolo affiancato nel 1990 nella regia di <strong>Due occhi diabolici<\/strong>), e John Carpenter. Nel 1993 con <strong>Trauma<\/strong>, A. ha inaugurato il rapporto cinematografico con la figlia Asia che si \u00e8 approfondito in seguito, in particolare per due film che l&#8217;hanno vista protagonista: <strong>La sindrome di Stendhal<\/strong> (1996) e <strong>Il fantasma dell&#8217;Opera<\/strong> (1998).<\/p>\n<p>Stefano Della Casa, da <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/dario-argento_(Enciclopedia-del-Cinema)\/\">Treccani<\/a><\/p>\n\n\t\t<\/div>\n\t<\/div>\n<\/div><\/div><\/div><div class=\"wpb_column vc_column_container vc_col-sm-1\/5\"><div class=\"vc_column-inner\"><div class=\"wpb_wrapper\"><\/div><\/div><\/div><\/div><div class=\"vc_row-full-width vc_clearfix\"><\/div><div data-vc-full-width=\"true\" data-vc-full-width-temp=\"true\" data-vc-full-width-init=\"false\" class=\"vc_row wpb_row vc_row-fluid\"><div class=\"wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12\"><div class=\"vc_column-inner\"><div class=\"wpb_wrapper\"><div class=\"vc_empty_space\"   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