Gorgo #2 – Invasioni marziane

Invasioni marziane

Marte, il pianeta rosso, ha accompagnato la storia della civiltà umana fin dai suoi albori. Già noto ai tempi di Aristotele, prendeva il nome della divinità romana equivalente del greco Ares: era il dio della guerra. Non sorprende quindi che il destino delle avventure che lo riguarderanno sia caratterizzato da una spiccata aggressività.

La storia ci insegna che l’umanità è mossa a superare quotidianamente i propri limiti da una profonda sete di conoscenza e curiosità, nel bene e nel male. Questa tendenza si incanala principalmente verso due direzioni: una spaziale che lo porta ad esplorare e colonizzare fisicamente nuovi territori ed una scientifica che lo porta ad immagazzinare nuovo sapere. Spesso le due direttrici si intersecano.

Senza andare troppo indietro nel tempo, ancora oggi abbiamo sotto agli occhi i secoli di politiche imperialiste basate sull’assunto relativista che il vecchio continente fosse il centro del mondo, sotto tutti gli aspetti, culturali e sociali. Su questo pensiero si sono perpetrate razzie e soprusi di ogni tipo.

La saturazione della possibilità di acquisire nuove terre e risorse sul nostro pianeta, corroborate dall’innata curiosità scientifica, ha lentamente spinto l’essere umano a rivolgere lo sguardo verso il cielo, ma non per cercare Dio, che se ne rimaneva confinato all’interno dell’atmosfera del nostro pianeta. Ecco prendere piede nuove teorie (l’universo è incommensurabilmente vasto e potremmo non essere soli) e nuove paure (non siamo abbastanza armati).

Il progressivo abbandono di una visione prettamente antropocentrica si è riversata anche nell’industria dell’intrattenimento ed ha prodotto numerose opere degne di nota: in alcuni casi semplice manifestazione dello spirito colonialista umano, in altri è stata messa in scena la paura dell’invasione.

Questo appuntamento di Gorgo si focalizzerà sul tema dell’invasione marziana, modello di tutte le future, passate e presenti incursioni aliene nella cultura di massa terrestre.

Cercheremo, dove possibile, di evitare di parlare di viaggi nello spazio, rapimenti e segnali provenienti da pianeti che non siano Marte, riservandoci comunque il diritto di fronteggiare qualche altra generica invasione di diversa provenienza, se funzionale al discorso.

Le prime attestazioni di vita marziana nella letteratura fantastica risalgono al Gulliver di Jonathan Swift(1726), anche se bisognerà attendere altri 150 anni prima di ricevere la visita dei nostri vicini di casa.

Nel 1877 alcune scoperte riportano Marte al centro dell’attenzione scientifica: la rilevazione di due piccoli satelliti e l’individuazione ad opera di un astronomo italiano, Gianni Virgilio Schiapparelli, di una rete di canali sulla superficie del pianeta rosso. Un errore di traduzione verso inglese e francese fece pensare che questi “canali” naturali fossero in realtà “channels”, opere di ingegneria idraulica: Marte doveva essere, o lo era stato, abitato.

Questo fermento deve aver stuzzicato il giovane H.G. Wells (1866-1946), studente di scienze colmo di contraddizioni. Debitore per gli aspetti più avventurosi della prosa immaginifica di Verne (1828-1905), in seguito ai suoi studi sposta la sua fede religiosa verso posizioni smaccatamente Darwiniste, spingendosi ad abbracciare posizioni estreme di eugenetica.

Autore prolifico, in una manciata di anni pubblica alcuni dei titoli più influenti e rappresentativi della letteratura fantastica: THE TIME MACHINE (1895), THE ISLAND OF DOCTOR MOREAU (1896), THE INVISIBLE MAN(1897) e finalmente THE WAR OF THE WORLD (1898).

Il “primo contatto” avviene in Inghilterra ed è letteralmente folgorante.

I marziani sono spaventosi: non antropomorfi ma vengono descritti come delle teste giganti dotate di tentacoli falloidi. L’invasore non comunica, semplicemente avanza a bordo dei suoi tripodi portando morte e distruzione, nutrendosi di esseri umani come fossero capi di bestiame e adattando l’ambiente per adeguarlo alle proprie necessità.

Basta un breve estratto dalla prima pagina per entrare nel mito assoluto:

“No one would have believed in the last years of the nineteenth century that this world was being watched keenly and closely by intelligences greater than man’s and yet as mortal as his own;”
“…At most terrestrial men fancied there might be other men upon Mars, perhaps inferior to themselves and ready to welcome a missionary enterprise.”

In queste poche righe si cela in modo non troppo velata una critica all’Europa colonialista a scapito di Africa e Asia, saettata dal pensiero socialista di Wells, e l’avvertimento che la superiorità bellica non è di per sé una buona ragione per abusarne. Un chiaro invito alla responsabilità. Dal romanzo furono tratti numerosi adattamenti per tutti i mezzi di comunicazione, radio, cinema e televisione.

Dopo Wells, Marte ridiventa una meta raggiungibile solo dal John Carter dei romanzi di Edgar Rice Burroghs(A Princess of Mars – 1912), almeno fino alla fine degli anni Trenta, momento in cui fa la sua ricomparsa sugli schermi cinematografici nei serial di Flash Gordon (Flash Gordon Trip to Mars – 1938) e in un adattamento radiofonico che farà la storia.

La radio era un’invenzione relativamente recente e appena negli anni Venti si diffonde l’idea di trasmettere contenuti sonori alle masse via etere (solo nel 1926 nasceva in America la NBC – National Broadcasting Company). Nel 1937 si sviluppa e diffonde la modulazione di frequenza FM (il che significava meno interferenze nelle trasmissioni). Parallelamente l’Occidente stava attraversando la Grande Depressione iniziata nel 1929 e appena nel 1933 si apprestava a risalire la china. Uno dei pochi mezzi di svago economici presente nella maggior parte delle case americane era la radio, che portava nel focolaio domestico informazioni ed intrattenimento leggero.

Nel 1938 il giovane Orson Welles, già al lavoro su numerosi serial molto diffusi tra cui il celebre The Shadow, mentre stava lavorando ad una serie che adattava romanzi famosi per il fomrato radiofonico, ideò una nuova trasmissione traendo ispirazione proprio dal romanzo di H. G. Wells. Se il tema era già noto, la particolarità risiedeva nel formato adottato, che ricordava la lettura dei bollettini di guerra e le cronache radiofoniche del recente disastro del dirigibile Hindenburg (1937).

Questa trovata, innestata sul nervosismo provocato dalla crisi economica e le allarmanti notizie provenienti dall’Europa (Crisi di Monaco), scatenò il panico in quanti si sintonizzarono a trasmissione già iniziata, avendo quindi perso il cappello introduttivo.

In molte regioni degli Stati Uniti si diffuse il panico; i più impressionabili si suicidarono. Era appena andato in onda quello che in futuro sarebbe stato ricordato come “The Panic Broadcast”.

La frittata era fatta e Welles fu costretto a fare pubblica ammenda: le ripercussioni sulla sua carriera sono note a tutti, fu l’inizio di una splendida carriera cinematografica. Studi recenti invece sembrano suggerire che i giornali che ingigantirono la notizia: antesignani delle fake news.

Negli anni Quaranta la paura e la Guerra erano pane quotidiano e probabilmente anche in seguito all’attacco aereo giapponese a Pearl Harbor (1941), la semplice osservazione del cielo divenne incapace di trasmettere serenità. Il mantra “Watch the Skies, Keep Looking” deve aver fatto più volte il giro dell’America, quando finì per cristallizzarsi nella celebre chiusura di La cosa da un altro mondo (The Thing from Another World  – Christina Nyby/ Haward Hawks – 1951).

Ma con l’approssimarsi della metà del secolo, il cielo degli Stati Uniti fu sempre più trafficato. Il primo avvistamento di un disco volante su territorio americano risale al 1947 , data che diede l’avvio alla psicosi ed alla progressione logaritmica degli avvistamenti di flying soucer. Questo fu anche la causa del successo di un certo tipo di cinema. Nel ‘51 uscirono due film seminali: Ultimatum alla Terra (The day the Earth Stood Still – Robert Wise, 1951) e il già citato La cosa da un altro mondo (The Thing from Another World  – Christina Nyby/Haward Hawks – 1951) che verrà ripreso e migliorato negli anni Ottanta dal regista John Carpenter (La cosa/The Thing – 1982).

Nella pellicola di Wise l’alieno venuto in pace si fa portavoce di una fratellanza cosmica che ammonisce l’umanità di non perseguire comportamenti scellerati, e viene messa alla berlina la paranoia della società americana, mentre “La cosa” di Nyby/Hawks è sola e isolata in un ambiente ostile. Entrambi, seppur suggerendo l’esistenza di culture altre rispetto alla nostra, non mettono in scena un conflitto planetario come invece avverrà per un altro film che sarebbe uscito di lì a poco. Nel 1953 un invasore spietato raggiunge gli schermi americani. La guerra dei mondi (The War of the Worlds – 1953), la pellicola prodotta da George Pal e diretta da Byron Haskin, si prende alcune liberà rispetto al romanzo originale dal quale è tratto, a partire dall’ambientazione (e in effetti ricorda più il radiodramma di Welles del quale, nell’incipt, assume anche i toni da cinegiornale). Il film si rivelò un successo e si guadagnò l’Oscar per gli effetti speciali (Albert Nozaki).

La guerra dei mondi non fu un film rassicurante perché fece emergere la nostra debolezza: di fronte alla minaccia aliena, nemmeno la nostra arma più forte e risolutiva, la bomba atomica che aveva posto fine alla II Guerra Mondiale, si era dimostrata efficace.

A livello comunicativo si assistette ad un mutamento di paradigma, se Wells aveva utilizzato un testo per parlare dell’Inghilterra e criticarla, questo nuovo film forniva il terreno ideale per interpretare la realtà e le paure che si stavano delineando nel cortile degli americani. Gli invasori marziani erano la manifestazione del nemico che era stato rappresentato dai Nazisti, ma non solo. Ci si trovava in una fase di passaggio. Da pochi anni si era aperta una nuova stagione cinematografica in America, caratterizzata dall’aumento della produzione e dal successo del genere fantascientifico e parallelamente dalla decadenza del genere western. Era la fine del mito della frontiera e del sogno americano: stava iniziando un’altra epoca, quella della paranoia, della caccia alle streghe del maccartismo e della paura della bomba: la Guerra Fredda.

Da qui in poi la minaccia cambia colore e tende a diventare sempre più “rossa”. Gli invasori mireranno subdolamente ad infiltrarsi nella routine dell’americano medio come ne l’Invasione degli ultracorpi (Invasion of the Body Snatchers – Don Siegel,1954), sostituendosi a lui e privandolo della libertà di pensiero, spingendolo all’omologazione coatta. Il celebre film di Siegel, rimane uno di quei titoli che non è possibile esimersi dal citare, come anche il suo remake Terrore dallo spazio profondo (Invasion of the Body Snatchers – Philip Kaufman, 1978), che è aggiornamento ma anche ideale seguito.

Nel 1953 esce Gli invasori spaziali (Invaders from Mars – William Cameron Menzies, 1953), con un budget decisamente più limitato e che ha avuto un remake per la regia di Tobe Hooper, Invaders  (Invaders from Mars – 1986), in cui un ragazzino assiste all’atterraggio di una navicella dietro casa e vede i genitori diventare schiavi asserviti del cervello alieno. Il controllo è ancora il tema principale.

Negli anni ‘50 si diffuse negli Stati Uniti la pratica di inserire figurine tematiche nei pacchetti di gomme da masticare. La Topps Chewing Gum era la società che aveva inaugurato questa strategia di marketing che inizialmente era maggiormente legata all’ambito sportivo: le famose card dei giocatori di Baseball. Quando inizia la differenziazione dei soggetti, ne compare uno in particolare che raggiungerà grande diffusione: le card di Mars Attacks (1962), una collezione fornita di un arco narrativo illustrate da Wally Wood e Norman Saunders. I marziani hanno aspetto antropomorfo, tuta verde ed un viso scheletrico che trasuda sadismo. É l’aggiornamento dei marziani di Wells, alla luce di tutti i film e fumetti usciti fino a quel momento. Non è cambiato il loro modus operandi: sono sulla Terra per saccheggiare, depredare, distruggere e violentare. Il contenuto è considerato particolarmente estremo per quegli anni e l’uscita verrà interrotta dopo poco.

Venne comunque ripresa negli anni ‘80 e continua a ricevere ampliamenti ancora oggi. La serie ebbe adattamenti a fumetti e nel 1996 Tim Burton ne trasse un film: Mars Attacks! appunto, una pellicola ricca di citazioni e di rimandi alla fantascienza anni ‘50, in cui l’avanzata aliena non viene arrestata da agenti patogeni terresti, bensì dallo spirito del vero americano anticomunista: la musica country.

Ma anche il Regno Unito subì la sua parte di violenza. La Battaglia d’Inghilterra (1940), drammatico conflitto aereo che avrebbe dovuto causare l’entrata in Inghilterra della forza nazista, fu un evento cardine della seconda Guerra Mondiale ed i suoi effetti si devono esser sedimentati nell’inconscio della popolazione. Quasi cinquant’anni dopo la loro prima invasione, i marziani vi fecero ritorno.

Nella fantascienza inglese il ciclo di invasione più famoso è quello del dottor Quatermass, personaggio di una serie televisiva della BBC Television (L’astronave atomica del dottor Quatermass – 1953) che ritornerà anche per altre 2 serie: I vampiri dello spazio (1955) e L’astronave degli esseri perduti (1958-59), tutte sceneggiate da Nigel Kneale.

Delle tre serie, la Hammer, la celebre cassa di produzione inglese realizzò altrettanti adattamenti per il grande schermo: L’astronave atomica del dottor Quatermass (The Quatermass Xperiment – Val Guest, 1955), I vampiri dello spazio (Quatermass II – Val Guest, 1957), ma noi interessa particolarmente l’ultimo: L’astronave degli esseri perduti (Quatermass and the Pit – Roy Ward Bake, 1967).

Il dottor Quatermass è il simbolo di un rapporto ambivalente con la scienza, di fascinazione ma anche di diffidenza e paura. Inoltre i film d’invasione aliena possono essere letti come la narrazione di una sconfitta in un momento in cui l’Inghilterra inizia a perdere terreno nel panorama politico-economico mondiale.

Questa non fu l’unica incursione marziana nel vecchio continente: nel 1954, sempre per merito della Hammer, uscì il bizzarro Devil Girl from Mars (David MacDonald – 1954), prezioso esempio camp anticipatore di titoli con virago sadomaso fasciste e femministe che compariranno nell’exploitation degli anni 70, ma anche anticipatore di costumi e dell’imminente mutamento del rapporto tra i sessi e della rivoluzione morale che stava investendo l’occidente.

Il tema dell’ibridazione tra due razze verrà ribaltato in Mars Needs Woman (Larry Buchanan – 1967), prodotto low budget americano pensato direttamente per la televisione.

Completano il quadro il film di produzione messicana Santo contra la invasione de los marcianos (Alfred Crevanna – 1966) ennesima fatica del celebre lottatore mascherato messicano che (come in numerose altre pellicole che celebrano l’horror e la fantascienza statunitensi) fronteggia una minaccia spaziale e The day Mars Invaded Earth (Maury Dexter – 1968), un incrocio tra gli Ultracorpi e la Guerra dei Mondi, pensato per essere il secondo titolo di un double-bill.

Tornando in Europa, nel 1981 esce Polonia The War of the World: Next Century (Wojna światów – następne stulecie – Piotr Szulkin, 1981), parabola fantascientifica distopica  (ma non circolerà fino al 1983). Una satira sui media dedicata in primis al loro potere propagandistico, il pericolo della censura e la minaccia della dittatura. Alla sua uscita il film fu fortemente ostracizzato dal governo del suo paese che cercò di impedirne la diffusione.

I marziani non sono tuttavia solo paura e raccapriccio e figurano anche all’interno della produzione animata: ricordiamo Marvin il marziano, personaggio dei Looney Tunes e Merrie Melodies, nemesi di Bugs Bunny, deciso a spazzare via la Terra che gli impedisce di vedere Venere.

Nell’ambito fumetto merita ricordare l’adattamento di Alan Moore, disegnato da Kein O’Neill, contenuto nel secondo volume della raccolta de La Lega degli straordinari Gentlemen. L’opera complessiva è un omaggio alla letteratura vittoriana, ma in questo albo si assiste all’invasione wellsiana alla quale si oppongono i celebri personaggi dei rispettivi romanzi, qui riuniti in una sorta di supergruppo. Con riferimento al fumetto fantascientifico d’invasione, è impossibile non citare anche L’Eternauta, il capolavoro argentino scritto da Héctor Oesterheld e disegnato da Francisco Solano López pubblicato nel 1957. Per l’Italia invece, ricordo il più recente Brad Barron pubblicato da Bonelli.

Tra i videogame ci limitiamo a citare il classico degli arcade Space Invaders ( Taito – 1978), sviluppato da Tomohiro Nishikado, un classico shooter 2D in cui si vestono i panni di un umano che deve difendere la Terra dall’attacco alieno che scende dal cielo. Un gioco che ha travalicato i confini del mondo ludico per estendere influenze a vari livelli dell’arte e dell’intrattenimento.

Non poteva mancare un’incursione dei nostri amici marziani nell’ambito musicale. La prima traccia si fa risalire a Jeff Wayne, musicista inglese, ed al suo album di debutto: Jeff Wayne’s Musical Version of The War of The Worlds (1978), un concept album tratto dal romanzo di Wells, con la voce di Richard Burton ad intervallare le parti melodiche. Fu un bestseller che raggiunse le 15 milioni di copie vendute in tutto il mondo e culminò in diversi tour mondiali ed una versione musical. Nel 2012 è stato prodotto Jeff Wayne’s Musical Version of The War of the Worlds – The New Generation con le voci di Liam Neeson e Gary Barlow.

Non possono rimanere fuori dall’elenco un riferimento al gruppo punk-rock The Misfits che probabilmente più di tutti ha celebrato e omaggiato Marte e i suoi invasori: risale al 1982 il debutto del gruppo con l’album Walk Among Us, sulla cui copertina svetta il mostro del film Marte invaderà la Terra e che contiene la canzone I Turned into a Martian. Nel 1997, con un cambio di formazione sostanziale uscirà American Psycho, al cui interno era inciso il brano Mars Attacks. Solo nel 1997 è la volta di Static Age con registrazioni risalenti al 1978 tra le quali Teenagers from Mars.

Altro gruppo abituato ai riferimenti cinematografici ispirati ai B-Movies furono i The Cramps che nel 1983 pubblicarono l’album live Smell of Female con la bonus track Weekend on Mars.

Ritornando alla produzione audiovisiva più recente vale la pena citare Steven Spielberg che ha ripreso ed aggiornato La Guerra dei Mondi (War of the Worlds – 2005) di Pal, ma rimanendo più fedele al romanzo di Wells. Siamo in pieno cinema post 11 settembre: il pericolo continua ad annidarsi in mezzo a noi: le astronavi aliene, i famosi tripodi di wellsiana memoria, si trovano già sotto la superficie terrestre in attesa dell’arrivo dei loro piloti. Il tempo è trascorso ma non le rivalità politiche e sociali e in questo mondo è il terrorismo l’ultima frontiera della guerra globale.

The Expanse, serie televisiva statunitense uscita un paio di anni fa, tratta dall’omonima serie letteraria, in cui Marte è stato colonizzato dagli umani ma è in odore di conflitto con il pianeta Terra a causa del degrado e disparità sociale. Per alcuni versi può ricordare alla lontana l’ormai classico Atto di forza (Total Recall – Paul Verhoeven, 1990) liberamente ispirato ad un racconto di Philip K. Dick. In questi casi Marte non invade la Terra, ma le tensioni presenti nei due lavori in qualche modo consacrano un punto d’arrivo comune ed una paura di ritorsioni che rappresentano ancora una volta il mondo in cui viviamo.

Marte ormai è vicino e raggiungibile, anche nell’immaginario di chi non si professa appassionato di fantascienza; oggi sappiamo che non ospita vita intelligente ma forse i processi di terraformazione e areoformazione un giorno verranno adottati e si inizierà una nuova epoca di colonialismi, con i problemi etici che ne conseguiranno.

Fonti:
Brit Invaders! Il cinema di fantascienza britannico – Lindau
Cose da un altro mondo – Percorsi nella fantascienza Hollywoodiana anni ’50 – lab80 film
Accadde domani – fantascienza inglese dalla Guerra Fredda all’Apocalisse – lab80 film
Rue Morgue #46
Rue Morgue #137