Incontri di futurologia

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Gli Incontri di Futurologia si apriranno la mattina del 2 novembre con Carlo Fonda dello SciFabLab dell’ICTP, che promette di farci vedere e toccare con mano alcune piccole grandi meraviglie della tecnologia quotidiana. Dalla scienza hard alla riflessione filosofica con due ingegneri-epistemologi dell’Università di Trieste: Paolo Gallina (vincitore del premio Galileo per la divulgazione scientifica con “L’anima delle macchine”) e Giuseppe O. Longo, che da anni porta avanti il suo discorso sul rapporto tra l’uomo e la tecnologia. E poi la ricerca di nuove Terre nel cosmo di cui ci racconterà Paolo Molaro dell’Osservatorio astronomico. E magari un giorno dovremo procurarci davvero una seconda Terra, se si avvereranno certi scenari del clima prossimo venturo di cui ci parlerà Michele Rebesco dell’OGS.

Del passato remoto della nostra specie tratterà invece Claudio Tuniz dell’ICTP, fisico con la passione della paleo-antropologia, che ci porterà sui monti Altaj, tra la Siberia e il Gobi. Infine Marina Cobal, che al CERN di Ginevra guida il team italiano dell’esperimento Atlas al mega-acceleratore LHC, ci racconterà gli orizzonti inediti che si sono aperti quattro anni fa dopo la “cattura” del bosone di Higgs.

Alle due giornate scientifiche del 2 e 3 novembre farà seguito la fanta-giornata del 5 novembre, che si aprirà con il consueto incontro con il vincitore del premio Urania, Luca Cremoni Baroncini.
A seguire, Giuseppe Lippi, curatore di Urania, ci racconterà i tre progetti portati a compimento nei mesi scorsi: il monumentale omnibus che raccoglie tutti i romanzi e i racconti che H. P. Lovecraft dedicò al mostruoso mito di Cthulhu; il volume che racchiude il romanzo e i racconti che vedono Conan, protagonista usciti dalla penna del suo creatore Robert E. Howard; la nuova traduzione di un classico di Ray Bradbury, “Fahrenheit 451”.
A chiudere, i 25 anni delle avventure a fumetti di Nathan Never rivissuti assieme a Bepi Vigna, uno dei suoi sceneggiatori storici.

MERCOLEDÌ 02 NOVEMBRE
10.15
Saluto del Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Trieste Maurizio Fermeglia

10.30
Fabulous Laboratories: “Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi…”
Carlo Fonda (ICTP, SciFabLab)
moderatore: Fabio Pagan
La tecnologia di oggi rende possibili cose davvero incredibili, trasformando la fantascienza in realtà quotidiana. Pensiamo alle automobili che si guidano da sole, alle case e alle protesi stampate in 3D, all’intelligenza artificiale che ci assiste dai nostri telefonini, all’internet delle cose. Dietro a tutte queste e a moltissime altre “magie tecnologiche” ci sono però delle importanti scoperte scientifiche, senza le quali non sarebbe stato possibile un così rapido progresso. In questo breve incontro vedremo come la tecnologia dei fablab, la ricerca scientifica e la passione per il “fai da te” dei maker concorrono a costruire il nostro futuro quotidiano.
[Il titolo è l’incipit del celebre monologo del replicante di Blade Runner: “I’ve seen things you people wouldn’t believe. Attack ships on fire off the shoulder of Orion. I watched C-beams glitter in the dark near the Tannhäuser Gate. All those moments will be lost in time, like tears…in…rain. Time to die.”]

11.15
L’anima delle macchine. Che cosa sogneranno robot e androidi?
Paolo Gallina & Giuseppe O. Longo (Università di Trieste)
moderatore: Fabio Pagan
Il concetto di anima rimanda a tematiche che, al giorno d’oggi, vengono viste con sospetto negli ambienti in cui si discute di tecnologia e dalle comunità scientifiche. Sopravvive in culture ove i valori spirituali e/o premesse metafisiche confinano il dibattito in una direzione in cui la tecnologia fatica a fornire contributi di interesse. Malgrado il pensiero più diffuso nella società  moderna sia pregno di una visione razionale e riduzionista, per cui i “fenomeni dell’anima” vengono ricondotti a processi “meccanici” dell’attività neuronale, rimane il fatto che l’anima, intesa come sentimento, esperienza intima del singolo e percezione di un sé che va al di là del corpo,  è viva in ognuno di noi, anche in chi all’anima non crede. Questo per ragioni evolutive. La percezione dell’anima, al di là dell’esistenza della stessa, è un carattere distintivo dell’uomo; è, forse, la sua vera essenza. Ciò indica che il mistero dell’anima va indagato e arricchito da considerazioni psicologiche e antropologiche. Nell’esperienza dell’interazione uomo-macchina, ci si è resi conto che, sempre più spesso, i prodotti della tecnologia acquisiscono “connotati umanizzati”. L’effetto è tanto più rilevante quanto più intensa è l’antropomorfizzazione delle macchine. Dire se una macchina potrà un giorno avere un’anima è una domanda destinata a non trovare risposta. Più sensato è chiedersi: quanta parte dell’anima intravediamo nei prodotti della tecnologia, e, in primis, nei robot?

Attraverso i secoli il concetto di anima ha subito una serie di trasformazioni: dalle concezioni dualistiche di marca platonica, in cui l’anima (o spirito o intelligenza o mente, sia pure con distinzioni non secondarie) si contrapponeva al corpo e si proponeva come sede della vera conoscenza ed era la componente immortale dell’uomo; attraverso l’enunciazione cartesiana della netta separazione tra res cogitans e res extensa (mente e corpo), che portò la scienza a interessarsi del corpo lasciando alla filosofia e alla religione la cura dell’anima; fino all’avvento del computer e alla fondazione (1956) dell’intelligenza artificiale funzionalista che, trascurando gli aspetti spiritualistici dell’anima, la identificò tout court con la mente. Il robot, unione di mente artificiale e di corpo artificiale, possiede dunque un’anima: un’anima artificiale, sia pure embrionale, identificata con l’intelligenza razional-computante ma tendenzialmente anche spaziale e discorsiva. I ricercatori tentano di arricchire questo nucleo primigenio dotando l’anima della macchina di emozioni e sensazioni (tra cui il dolore) e forse anche di coscienza, per arrivare a un’imitazione (o simulazione) di una versione laica dell’anima umana.

12.00
Più pianeti che stelle. Una, nessuna o centomila terre?
Paolo Molaro (INAF – Osservatorio astronomico di Trieste)
moderatore: Simona Regina
La scoperta nel 1995 del primo pianeta extrasolare in orbita intorno alla stella di tipo solare 51 Peg, fatta da Mayor e Queloz, ha segnato l’inizio della ricerca di esopianeti intorno ad altre stelle. Quello che prima era solo una fantasia era diventata una verità scientifica. Al 16 ottobre 2016, sono 3533 i pianeti confermati in 2650 sistemi planetari  (quindi 595 multipli) trovati in orbita attorno a stelle di tipo solare o più piccole (cliccare su http://exoplanet.eu/catalog/ per l’aggiornamento) La maggior parte però sono pianeti gassosi giganti di natura simile a Giove o a Urano, con periodi orbitali di qualche giorno e orbite eccentriche più simili alle comete che ai pianeti del sistema solare. Tutto questo mostra che il processo di formazione di un sistema planetario presenta una varietà di configurazioni con una vasta gamma di masse planetarie e forme orbitali che non era stata prevista dalla teoria. La Terra per il momento rimane unica e la sfida è quella di trovare nuove Terre, cioè pianeti rocciosi alla giusta distanza giusta dal loro Sole affinché l’acqua possa rimanere allo stato liquido (zona di abitabilità). È recente la scoperta di un pianeta di tipo “terrestre” attorno alla stella Proxima Centauri, la più vicina al nostro sistema solare, a poco più di 4 anni luce dalla Terra: è il nostro “vicino di casa”. Gli esopianeti sono stati trovati attraverso la piccola variazione di velocità che il pianeta produce sulla stella primaria, o dalla piccola eclisse che si verifica quando il pianeta transita davanti alla stella. L’ESA e la NASA hanno in programma nuovi telescopi spaziali e si stanno costruendo strumenti per la ricerca di pianeti sempre più piccoli. Qui a Trieste siamo impegnati in questa avventura con la costruzione di uno spettrografo di altissima precisione (si chiama ESPRESSO) che potrà compiere misure di velocità radiale con una precisione di qualche cm/s (il Sole si muove con un’ampiezza di 9 cm/s a causa della forza gravitazionale della Terra) sperabilmente già a partire dal 2017.

GIOVEDÌ 03 NOVEMBRE
10.30
Quella catastrofe climatica di 14 mila anni fa: potrà ripetersi?
Michele Rebesco (OGS)
moderatore: Simona Regina
Una recente campagna oceanografica in Artico a bordo della nave OGS Explora e altre unità da ricerca ha messo in evidenza il catastrofico scioglimento della calotta polare che circa 14 mila anni fa ha causato un innalzamento del mare di una ventina di metri (quindi a un tasso di un metro ogni 17 anni). Sarebbe fantascienza apocalittica domandarsi che cosa succederebbe ai nostri giorni se si verificasse un simile scenario? Comprendere meglio i meccanismi della fusione delle calotte glaciali e la conseguente immissione di acqua dolce negli oceani quali fattori dirompenti nei cambiamenti climatici è compito degli scienziati. Ma la scienza può andare a braccetto con la fiction per raffigurare gli scenari futuri prodotti dal cambio climatico. Nel film “The Day after Tomorrow” lo scienziato che ne è il protagonista afferma: “A tempesta finita, saremo in una nuova era glaciale”. E nel caso si ripetesse oggi l’evento di 14 mila anni fa, il protagonista si domanderebbe forse se siamo di fronte a una nuova Atlantide?

11.15
Homo sapiens & c.: era in Siberia il bar di Guerre Stellari
Claudio Tuniz (ICTP)
moderatore: Simona Regina
I monti Altaj si estendono dalla Siberia al deserto dei Gobi, con un alternarsi di foreste, prati e steppe di montagna. Le temperature invernali possono arrivare a – 60 gradi. La presenza di Homo sapiens è stata molto sporadica negli ultimi secoli. Ma non è sempre stato così. Recentemente gli archeologi hanno trovato l’evidenza che in quest’area 50 mila anni fa convivevano almeno tre specie umane: noi sapiens, i Neanderthal e gli umani di Denisova, una nuova specie cui viene dato provvisoriamente il nome della caverna siberiana in cui sono stati trovati. I resti comprendono solo una falange e qualche dente, trovati negli strati sedimentari assieme a qualche strumento litico e ossa di animali, ora estinti, come leoni delle caverne e mammut. I nuovi metodi di sequenziamento del DNA hanno permesso di identificare anche il sesso di tutti questi ominidi. Ci raccontano inoltre dettagli piccanti sulle avventure sessuali che avevano luogo fra tutte le specie umane che popolavano il continente eurasiatico durante l’ultima era glaciale. Con temperature ancora più basse di quelle attuali, in Siberia avevamo trovato un altro modo di scaldarci in buona compagnia.

12.00
Oltre il Bosone di Higgs: terra incognita e nuova fisica
Marina Cobal (INFN Trieste, Università di Udine, CERN)
moderatore: Fabio Pagan
Nel luglio 2012 il Large Hadron Collider (LHC) di Ginevra, il più potente acceleratore di particelle al mondo, ha identificato la più elusiva delle particelle subatomiche, il bosone di Higgs, portando a termine un’impresa che ha avuto una risonanza senza precedenti anche tra il grande pubblico. La scoperta del bosone di Higgs ha chiuso mezzo secolo di fisica delle alte energie sancendo in modo inequivocabile la validità della teoria nota come Modello Standard delle interazioni fondamentali. Oggi possiamo affermare di aver capito come le particelle elementari (i costituenti ultimi della materia) interagiscono tra loro attraverso le forze elettromagnetica, nucleare debole e nucleare forte fino a energie dell’ordine di qualche centinaio di GigaElettronvolt (GeV) o a distanze dell’ordine di 10-16 cm.  Questo significa che la fisica delle particelle è arrivata al suo (glorioso, ma finale) capolinea? In realtà, ci sono numerose evidenze che il Modello Standard non sia la teoria ultima per descrivere il nostro Universo. Nei prossimi anni, grazie ai dati che saranno raccolti con LHC e con le nuove macchine acceleratrici che verranno costruite, si aprirà una nuova finestra sul mondo subnucleare.

SABATO 05 NOVEMBRE
10.30
Premio Urania 2016 “Pulphagus®” incontro con l’autore
Luka B. Kremo (aka Luca Cremoni Baroncini)
moderatore: Giuseppe Lippi

11.15
Da Lovecraft a Howard passando per Bradbury
incontro con Giuseppe Lippi
moderatore: Lorenzo Codelli

12.00
I 25 anni di Nathan Never
incontro con Bepi Vigna (sceneggiatore), Glauco Guardigli (Sergio Bonelli Editore), Mario Alberti (disegnatore), Romeo Toffanetti (disegnatore)
moderatore: Luca Luisa